Tornare a Mantova a novembre, dalla nebbia il primo abbraccio di casa

Tanti ragazzi mantovani ogni settimana "emigrano" per poter studiare all'università. Tre di loro, in tre città diverse, ci raccontano la vita da fuorisede in questa rubrica-blog. Elisa studia Lettere a Trento

MANTOVA. Nascondi le cose lontane, novembre è il tuo mese. Mi fa sempre un po’ effetto, in questi mesi di fumo, tornare a Mantova per il fine settimana.

E’ giovedì sera, scendo dalla macchina e una aderente coperta d’aria mi avvolge, sento il suo umido sul viso, la avverto mentre scivola sulle mie caviglie scoperte.

Prendo la valigia dal bagagliaio. Il ragazzo che mi ha portato vicino a casa è di Roma.

«’A nebbia a Roma nun ce sta. Qui ha fatto paranza». Sorrido, ma non lo do a vedere.

Cammino verso casa. Anche se ci fossero persone attorno a me, non riuscirei a distinguerle: sfumature di grigio e suoni al limite del percettibile mi proteggono, creando uno strato solido e denso che mi separa dal resto del mondo. Mi sento a casa.

Conosco la strada perfettamente: il viale alberato, l’ortofrutta, il supermercato, il macellaio. Immagino tutte queste cose perché, anche se ci sono i lampioni, la nebbia con la luce mi inganna quasi di più della nebbia pura.

Penserete, che ragazza strana.

Una sensazione che a Trento mi manca. Trento è un sole che a metà giornata fa togliere il cappotto, anche in pieno inverno. Certo, mi piace anche questo, il cielo perfettamente azzurro, l’aria pulita, gelata, le montagne che in questo periodo hanno le sfumature rosso giallognole dell’autunno; il lungadige che taglia il respiro a chi corre, il vento che mi screpola le labbra. E’ un sole che fa differenze: alle cinque si nasconde dietro Sardagna e ci lancia in un burrone, noi nella valle e le montagne attorno, nere, slanciate verso il cielo.

Alla nebbia ci si nuota dentro. E’ democratica, non rende percepibili le diversità e leviga gli angoli contro cui sbatte mentre si espande. Mi rende calma, pacata e romantica. La sensazione è al limite dell’onirico, un sogno indotto dalle storie della nebbia - e lei di storie ne sa.

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Elisa Boccanera, ventiduenne divisa tra Mantova, città natale, e Trento, città nella quale frequenta l'università. E' iscritta al corso di “Studi storici e filologico-letterari” con carriera di Lettere moderne. Ama l’arte in ogni suo genere: letteratura, cucina, pittura e natura.

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