Il fuorisede e la gimkana della spesa settimanale, ma a casa poi chi cucinerà?

(Foto da internet)

Tanti ragazzi mantovani ogni settimana "emigrano" per poter studiare all'università. Tre di loro, in tre città diverse, ci raccontano la vita da fuorisede in questa rubrica-blog. Margherita studia Giurisprudenza a Milano

MILANO. Ogni fuori sede sente nostalgia di casa a modo proprio, chi chiama ogni tre ore, chi non tornerebbe mai e chi “nonna ti scarico Whatsapp sul telefono così ti mando un selfie appena arrivo, okay?”.

C’è però un giorno a settimana dove chiunque, nessuna eccezione, scambierebbe volentieri il sushi settimanale per potere prendere al volo il primo treno. Per casa, uno si immagina. In realtà basta solo un posto con una dispensa ben fornita, un frigo pieno e possibilmente qualcuno che cucini.

Sì, mi riferisco al giorno della spesa.

Tutti l’hanno pensato, anche chi torna dal weekend con i sughetti della mamma, anche chi si ostina a pranzare fuori sperando in un miracolo, anche chi fa la spesa online. A Milano i supermercati non sono tutti uguali e il fuori sede lo sa, proprio per questo, per definizione, il fuori sede milanese fa la sua spesa settimanale all’Esselunga.

Tesserina verde e punti fragola gli fanno perdere la testa, non ci sono mercatini sui navigli, aperitivo in Corso Como o panzerotti di Luini che reggano il confronto.

Stila la lista, afferra un paio di borse ed esce, pronto a portare a termine la sua missione. Folata di aria calda, carrello.

Il fuori sede non fa in tempo ad arrivare alla scaffalatura della pasta che si imbatte nel primo tipo-da-Esselunga: l’indeciso. L’indeciso passeggia su e giù per la corsia – chiaramente senza preoccuparsi delle maledizioni della ventina di persone alle quali sta bloccando il passaggio lasciando il suo carrello rigorosamente in mezzo al corridoio - valutando prezzi, qualità e marche. Quando sembra essersi deciso si accorge di non avere considerato lo sconto dei punti fragola, così è costretto a ricominciare tutto da capo.

Il fuori sede, abile e veloce, lo scansa con un gesto fluido, cancellando un paio di cose dalla sua lista prima di imbattersi nel secondo tipo-da-Esselunga: il disorganizzato. Bisogna specificare che il disorganizzato ci prova a non essere d’intralcio agli altri – principalmente tenta di non essere d’intralcio a sé stesso - ma come può fare se dimentica sul tavolo della cucina la lista della spesa?

Il fuori sede non lo degna nemmeno di uno sguardo, ha quasi finito la sua spesa quando sente uno spostamento d’aria che gli fa capire che gli è appena passato accanto il terzo tipo-da-Esselunga: la donna in carriera. La donna in carriera è una donna bionica dal tempo contato, un’organizzatrice compulsiva che convive con il timore di un possibile attacco di cuore nel caso in cui un sadico decidesse di rubarle la sua Moleskine.

Ora il fuori sede ha finito, aspetta il suo turno in coda alla cassa quando si accorge del quarto tipo-da-Esselunga: la signora scocciata. Non si sa chi sia stato a darle sui nervi, ma lei è inferocita e vuole che tutto il supermercato lo sappia, che tutta Milano la senta, compreso il fuori sede in missione.

Ma finalmente è il suo turno, la tesserina striscia, lui paga, ritira tutto e corre a casa.

Poi, chiavi in mano, dieci chili di spesa male distribuita e una cassa d’acqua: “Okay e adesso con tutte queste cose tre rampe di scale chi le fa?”

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Margherita Fila, ventenne, si è diplomata al Liceo Classico Virgilio di Mantova. Non sa bene chi vuole diventare da grande ma sa chi vuole essere oggi e, quando ha qualche preoccupazione, suo padre è solito ripeterle : " Tesoro, il tempo è galantuomo". Ad oggi, frequenta la facoltà di Giurisprudenza all'Universitá Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

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