Lotta ai patatari abusivi. «Un bando per i posteggi»

Dovrebbero essere itineranti, ma hanno messo radici e non pagano le tasse Confersercenti e Comune ne hanno contati 15 in 12 punti: ora si farà la gara

MANTOVA. «Che cammina, che si sposta, che non ha sede fissa». Così il vocabolario on-line Treccani alla voce “ambulante”. L’inciampo è nella stratificazione del tempo, che ha calcificato abitudini e posizioni. Trasformando gli ambulanti in stanziali, senza che alla mutazione commerciale corrispondesse un nuovo ancoraggio normativo. La categoria sotto la lente è quella dei “patatari”, che ogni notte apparecchiano i loro chioschi (a quattro ruote) nello stesso rettangolo d’asfalto e lì sfamano i tiratardi. Quelli che altrimenti non saprebbero dove andare a zittire il loro appetito nella città che addormenta troppo presto i suoi bar.

Nessuno mette in dubbio la funzione sociale dei “patatari”, il guaio è che, avendo messo radici, godono di un plateatico senza però pagare la relativa tassa di occupazione del suolo pubblico e senza le necessarie licenze, a differenza dei colleghi in regola. Il guaio è nel rettangolo d’asfalto apparecchiato ogni notte che, regolamento comunale alla mano, i venditori itineranti non potrebbero occupare per più di mezz’ora. A sollevare la questione è stata l’Anva, l’associazione dei venditori ambulanti di Confesercenti, che insieme al Comune ha censito i patatari abusivi contandone una quindicina, che occupano abitualmente e senza autorizzazione dodici punti della città e della periferia (vedi la mappa).

Il passo successivo - anticipa l’assessore al bilancio Giovanni Buvoli - sarà il bando di gara per assegnare le dodici postazioni (così come individuate e corrette) secondo la formula dell’occupazione permanente. L’imperativo è regolamentare. Nessun pregiudizio né la volontà di azzoppare la categoria, certo è che la gara dovrà avere evidenza pubblica ed essere aperta anche a patatari altri.

Arrembante e soddisfatto il presidente di Anva Mantova, Simone Nasi, che commenta: «Grazie alla sensibilità dimostrata dal Comune, e in particolare dagli assessori alla polizia locale, Iacopo Rebecchi, e al bilancio, Giovanni Buvoli, finalmente saremo in grado di mettere la parola fine ad un fenomeno che caratterizza negativamente la nostra città e che provoca danni importanti ai tanti commercianti in regola. Non vogliamo che queste imprese chiudano e perdano il lavoro, ma che si regolarizzino pagando le imposte al pari degli altri operatori».

«Non ci anima alcuna idea punitiva, nessuno mette in discussione il ruolo dei patatari, si tratta di ristabilire una cornice di legalità – ripete Buvoli – è una questione di rispetto per la città e per i commercianti tutti». Pensiero condiviso da Rebecchi, che insiste sulla legittimità della protesta di Anva-Confesercenti e conferma la ricerca di una soluzione che non riduca i patatari sul lastrico, costringendoli a chiudere.

Calcola Nasi in 90mila euro il mancato incasso annuale del Comune, moltiplicando per 15 le tasse non versate dagli ambulanti abusivi («sulla base delle cifre pagate dagli altri operatori onesti» specifica). La stima di Buvoli per il futuro è più compressa: a regime, con le 12 posizioni regolamentate, ogni anno nelle case di via Roma dovrebbero arrivare 20mila euro (circa), 1.500 euro a patataro. Che, comunque, male non fanno. Perché tanta differenza? «Perché l’ammontare della licenza per l’occupazione permanente è più basso del prezzo della licenza temporanea moltiplicato per i giorni di occupazione». Al di là delle questioni contabili, resta la soddisfazione condivisa per un’operazione che mette ordine tra i baracchini e livella le disparità tra commercianti.

La mappa? Da viale Poggio Reale al piazzale della Favorita, e da Porta Cerese al lungolago, dritto per il cimitero degli Angeli (in un cortocircuito di convivialità che riavvicina i vivi ai morti), la notte è scandita dalle lusinghe dei patatari. Per trovarli basta seguirne la scia.

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