La valigia non è più un problema per il fuorisede, ma un bagaglio snello è vitale

Tanti ragazzi mantovani ogni settimana "emigrano" per poter studiare all'università. Tre di loro, in tre città diverse, ci raccontano la vita da fuorisede in questa rubrica-blog. Elisa studia Lettere a Trento

TRENTO. Dopo quasi quattro anni spesi lontani da casa, posso affermare con orgoglio che la valigia non è quasi più un problema. Fare la valigia è sinonimo, per il fuorisede, di libertà, autonomia e indipendenza, certo, se non dimentichi qualcosa a casa. Ricordo con tenerezza che, durante i primi mesi, avevo fatto una scaletta delle cose che dovevo metterci dentro; per una meticolosa come me quell’elenco era essenziale. Quindi, punto uno, occorre compiere un’adeguata selezione: probabilmente, un dicembre trentino non mi permetterà mai di indossare le ballerine blu elettrico che mi sono regalata l’estate scorsa.

Ho cercato più volte di portami dietro tutta la casa, ma farlo è impossibile. Rinunciateci. Così, ho fatto a meno dei miei libri preferiti, delle mille foto di amiche appese in camera e dei peluches della mia infanzia. Anche perché, il 90% delle volte, agli studenti fuori sede sono dedicate casette piccole, con un mobilio relativamente poco spazioso. Nella mia prima casa trentina, per dire, non avevo nemmeno un comodino.

Si può evitare di portare avanti e indietro ogni settimana qualsiasi tipo di eccessivo quantitativo di cibo; mi rendo conto che tutte le madri, o quasi (tranne la mia), che leggeranno ciò saranno offese, ma i supermercati e le cucine esistono anche nella città nella quale studia vostro figlio. Mi è capitato di salire in macchina con delle persone che avevano, oltre la loro valigia, una borsa termica della stessa dimensione del bagaglio, la quale conservava gelosamente ogni tipo di alimento congelato. Io ho pensato ai poveri coinquilini che dovranno usare un cinquantesimo della parte del freezer comune. “Eh, ma la carne dell'azienda del cugino dello zio di mio papà è più buona”.

Altri, al posto della borsa freezer, hanno la borsa con i libri; ma dico, tornate giù per tre giorni, due mezze giornate le spendete per andare e tornare, come fate poi a studiare tutta quella roba? Non so, quando torno a casa io devo riprendere i rapporti sociali con le persone che non vedo mai: se non passo da mia nonna poi mi chiama 7 giorni su 7, la settimana dopo. Se sapete un modo per conciliare tutto, vi prego, fatemelo sapere presto.

Inoltre, una delle regole principali è non rendere i vostri bagagli più pesanti della metà del vostro peso attuale. Altrimenti, come fate ad arrivare a casa e farvi le scale a piedi? (Si, oltre al mobilio scadente, le case degli studenti spesso e volentieri non hanno nemmeno l’ascensore). Quindi, più si è liberi, più si è comodi.

C’è sempre l’idea “Ma portiamo anche questo, non si sa mai”. Io stessa mi porto dietro ben cinque smalti diversi, anche se poi non ho mai tempo per cambiarli così spesso. Ma si sa mai che il tempo lo trovi. Lo so, mi sto contraddicendo: tuttavia, vi garantisco che se pecco sugli smalti, sulle scarpe sono bravissima. Comunque, se non siete in un momento di grande stoicismo, potrete sempre fare salire l’intera famiglia più il vostro animale domestico sulla valigia, affinché quella si riesca a chiudere; badate solo che il vostro portatile sia fuori da essa.

Tornando alla parte del discorso seria, davvero, cercate di viaggiare con poco peso e con le cose essenziali. E, per traslato, posso dirvi con certezza che questa regola si applica pure alla vita di tutti i giorni: dimenticate le stupidaggini e portate nel vostro bagaglio solo le cose che contano sul serio.

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Elisa Boccanera, ventiduenne divisa tra Mantova, città natale, e Trento, città nella quale frequenta l'università. E' iscritta al corso di “Studi storici e filologico-letterari” con carriera di Lettere moderne. Ama l’arte in ogni suo genere: letteratura, cucina, pittura e natura.

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