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Dopo 10 giorni stop agli Euro 3 e giù i gradi in casa e ufficio

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MANTOVA. Riscaldamento, traffico, agricoltura, industria. Misurarne l’apporto relativo all’avvelenamento complessivo dell’aria è esercizio di cifre, virgole, contrappesi. Complicato ulteriormente dalla distinzione tra particolato primario e secondario, dalla traiettoria e dalla chimica dei precursori che s’agganciano in atmosfera, a chilometri di distanza dalla rispettive sorgenti.

Ecco perché l’intervento per il miglioramento della qualità dell’aria deve coinvolgere tutti i settori, soprattutto in una regione come la Valpadana dove non si può confidare troppo nel meteo. Ecco perché lo sguardo deve alzarsi dalla singola centralina. «Mantova non è un’isola infelice» rilevano il segretario della Cgil Massimo Marchini e il responsabile tecnico ambiente, sicurezza e salute Massimo Arvati, che mostra come il nostro male sia comune a Cremona e Brescia (per citare le due province più vicine nel perimetro della Lombardia). Non che l’evidenza debba confortare, ma almeno aiuta a mettere il problema in prospettiva.

Per programmare degli interventi di sistema e disinnescare così l’emergenza di ogni autunno. Nell’attesa, su proposta dell’assessore all’ambiente Andrea Murari, ieri la giunta Palazzi ha approvato un atto d’indirizzo, che al decimo giorno consecutivo di supero del valore limite del Pm10 (50 microgrammi per metro cubo) si tradurrà in un’ordinanza. Giù in casa e in ufficio il termostato di un grado (da 20 a 19, più i 2 gradi di tolleranza ammessi per legge), divieto per i commercianti di tenere le porte d’accesso ai negozi aperte, stop alle auto più inquinanti (i diesel Euro 3 senza filtro antiparticolato) dalle 8.30 alle 18 (dalle 7.30 alle 10 per i veicoli commerciali). Il tutto addolcito da un incentivo all’uso dei mezzi pubblici, in fase di discussione con Apam.

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