E' Natale, si torna a casa più a lungo: un augurio a tutti. Anche a te, Milano

Tanti ragazzi mantovani ogni settimana "emigrano" per poter studiare all'università. Tre di loro, in tre città diverse, ci raccontano la vita da fuorisede in questa rubrica-blog. Margherita studia Giurisprudenza a Milano

MILANO. Passo veloce, valigie ingombranti. Biglietto tra le labbra, cappotto sbottonato. Classico ritratto del fuori sede che torna per più di un fine settimana.

Di fronte a me un ragazzo con un cappello da Babbo Natale cammina tranquillo mentre io mi chiedo come sia possibile che malgrado ogni volta io esca di casa prima del previsto riesca sempre ad arrivare in ritardo.

Qualunque cosa debba fare, qualsiasi persona debba vedere.

Arrivo trafelata al mio binario – l’ultimo, non mi sorprendo nemmeno più – e salgo sul treno che parte pochi istanti dopo. Mi sento Indiana Jones appena dopo un combattimento, solo con un polmone in meno perché uno dei miei l’ho perso mentre correvo sulla banchina.

Mentre senza troppo successo cerco di capire come sistemare i bagagli perché non rovinino addosso a nessuno alla prima brusca frenata, sento qualcuno tossicchiare.

Voce vecchia, accento strano. "Quasi quasi lo perdeva, signorina”.

Sorrido e penso che perdere il treno sarebbe stata la cosa meno assurda che mi sarebbe potuta capitare rispetto alla settimana che è appena passata.

L’ultima settimana di lezioni, l’ultima settimana prima di Natale. Tanto freddo e una Milano meravigliosa che sono stata così fortunata da vedere con gli occhi di chi ha cercato di insegnarmi a respirarne l’atmosfera.

Libri, tanti libri, ma ad essere sincera anche un paio di film. Dispensa vuota, per scelta questa volta. Abbracci e promesse. Una laurea, una mostra e un paio di cene sui navigli. Un locale con persone che mi fanno battere il cuore, persone giuste, persone buone. Brioche e cappuccino, quasi tutti i giorni. Parole, un’infinità di parole.

Studio disperato con chi tra vent’anni verrà classificato come uno dei miei-amici-di-sempre.

Mezzanotte e la porta di casa che si apre rivelando una sconosciuta con un aereo per l’America il giorno seguente, valigia, sushi e tante scuse per l’ora tarda.

Inglese, caffè ed Anello di Monaco.

Un nuovo coinquilino spaventosamente disordinato con qualche problema con la tenda della doccia.

Nessuna preoccupazione, tante risate e troppi articoli del codice civile da tenere a mente.

“Signorina, ha salutato bene Milano? La rivedrà l’anno prossimo!” Voce vecchia, accento strano.

Ho avuto tempo per tutti, un bacio, un augurio in tutta fretta.

Ho avuto tempo per tutti ma ho dato per scontato chi si preoccupa delle mie ansie, chi mi guarda di sottecchi mentre chiacchiero, chi mi sorride quando rido, mi abbraccia quando studio ed è splendida in ogni angolo quando amo.

Ho avuto tempo per tutti, ora ho tempo anche per te.

Auguri Milano, mi manchi già.

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Margherita Fila, ventenne, si è diplomata al Liceo Classico Virgilio di Mantova. Non sa bene chi vuole diventare da grande ma sa chi vuole essere oggi e, quando ha qualche preoccupazione, suo padre è solito ripeterle : "Tesoro, il tempo è galantuomo". Ad oggi, frequenta la facoltà di Giurisprudenza all'Universitá Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

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