Costretto a vendere la casa, solidarietà per Sguaitzer

L’uomo simbolo della lotta alla Sla: non riesco a pagare le bollette, devo cederla La compagna: «Il vero problema sono i costi dell’assistenza 24 ore su 24»

MANTOVA. «Vendo casa mia, destinata ad essere “il mio posticino” per il resto dei miei giorni (eh, credevo). Ora non riusciamo a pagare le bollette». Lo ha scritto nel Numero unico dell’Ugm e lo ha postato su Facebook. Marco Sguaitzer, il volto divenuto simbolo della lotta alla Sla e destinatario – per la sua battaglia per far conoscere e sensibilizzare l’opinione pubblica su cosa significa davvero vivere con questa patologia – del Virgilio d’oro la civica benemerenza del Comune destinata a persone che si distinguono per attività o opere di elevato valore civile o culturale, è costretto a vendere casa sua.

Quell’appartamento che aveva scelto tredici anni fa essere, come lui stesso scrive, «il mio posticino» e che «avevo seguito con cura maniacale, dettagli indicibili, tanto costosi quanto lunga avrebbe dovuto essere la mia permanenza» richiede risorse che lui non si può più permettere.

«Non posso pensare di lavorare, Aiste (la sua compagna, ndr) vorrebbe ma non trova, e se trovasse dovremmo cercare qualcuno per sostituirla, almeno parzialmente – scrive Sguaitzer – Se trovassimo un acquirente (na paia, visto il periodino) cercheremmo un appartamento in centro, dove per muoverci non dovremmo dipendere da pulmini Anffas e autisti (peraltro sempre disponibilissimi ed ormai di famiglia). Insomma, una Vita da poveri presunti scrittori... E meno male che costo poco di cibo».

Subito è scattata la mobilitazione degli amici di Sguaitzer, un interessamento che ha lasciato una consistente traccia pubblica nei commenti postati su Facebook. Il suo intervento ha addirittura spinto un consigliere comunale, Luca de Marchi, a predisporre un’interpellanza – che verrà depositata nell’ufficio della presidenza del consiglio comunale domani alla riapertura dopo la chiusura natalizia – nella quale chiede all’amministrazione comunale di intervenire.

La formula utilizzata da de Marchi nel documento è volutamente generica: «E’ evidente che la risposta dignitosa al bisogno di salute non deve diventare un elemento di impoverimento e di umiliazione di una famiglia. Per questo chiedo alla giunta di individuare e indicare percorsi che evitino alla famiglia di doversi privare di un bene primario come la casa».

In effetti Sguaitzer, nella nota (che oltre alla questione dell’appartamento fa riferimento ad altri disagi provocati dalla malattia), non chiede interventi diretti.

Ed è proprio Aiste che spiega il significato di questa nota del suo Marco. «Il vero problema non è l’appartamento ma il fatto che chi come lui soffre di Sla deve essere seguito 24 ore su 24 – racconta – e non è possibile lasciarlo solo nemmeno per pochi minuti. Ovviamente tutto questo ha un costo molto elevato e il contributo che arriva dalla Regione non è sufficiente. Lui e i suoi amici hanno creato la Fondazione per sensibilizzare la gente sui problemi legati a questa patologia. Questa situazione non la vive solo Marco, ma tutte le persone che come lui soffrono di questa patologia. Marco è felice di ricevere il Virgilio d’oro (domani a Palazzo Te alle 17, ndr), perché non è stato scelto in quanto ammalato ma per la sua opera».

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