Come i pirati tra i relitti del Po in secca

Uno dei relitti emersi dal Po in secca

Il fascino del fiume in inverno riscoperto con una barca nell’Isola degli Internati, dove un tempo sorgeva il porto, poco oltre il confine mantovano. E tre barche abbandonate dal nome Dosolo, Ostiglia e Revere

GUALTIERI. Scenario tra nebbia, navi fantasma e pirati nella gita fuori porta di domenica 27, all’Isola degli Internati, a “caccia di relitti”. Poco oltre il confine, sulla sponda reggiana del grande fiume, una giornata davvero particolare e affascinante.

Con il fiume Po in secca, infatti, sono riaffiorate draghe e chiatte immortalate dalla macchina fotografica di Amanda Cavaletti, consigliere comunale di Guastalla, che le ha postato sulla sua pagina di Facebook.

L’idea della gita è venuta al cugino Marco Cervi, che possiede un’imbarcazione dal fondo piatto con la quale si può navigare anche in acque basse. Con Amanda c’era anche il marito, Ciro Maiocchi, dosolese segretario della Filt Cgil di Reggio che si è fatto fotografare al timone di una chiatta.

«E’ stato come vivere un’avventura fantastica tra la nebbia e navi fantasma – ha raccontato Amanda - Dall’Isola degli Internati è affiorato il relitto di una chiatta di nome “Dosolo” che trasportava sabbia oltre ai resti di una draga che credo avesse scritto “Ostiglia”. Io sono un’amante del fiume Po e dell’ambiente golenale che in questi giorni regala uno spettacolo meraviglioso tra insenature e barche ormeggiate sulla riva. Mio cugino Marco è un ottimo navigatore. Col fondo basso bisognava stare attenti a non imbattersi in secche di sabbia».

I tre, dopo le feste di Natale, abbandonando gite al mare o in montagna, hanno preferito respirare le nebbie a filo d’acqua nel Po e addentrarsi nei pressi dell’Isola degli Internati, lembo di terra che nel secondo dopoguerra fu concesso in uso ad ex-prigionieri di guerra per fronteggiare la crisi, e dove si formò una cooperativa agricola fra reduci che coltivava e produceva materiale boschivo: salici Pànsul, dai rami adatti a fare fasciole per legare i tralci di vite, e salici Pènes, dai rami rossi, utilizzati per fabbricare cesti e cavagne.

Al Porto Vecchio invece ancor oggi i relitti di un rimorchiatore “Dosolo” e due bettoline, “Ostiglia” e “Revere”, mitragliate e poi bombardate da un aereo americano nella primavera del 1944. Una gita, nel corso della quale, i tre navigatori, hanno vissuto atmosfere, in colore grigio perla, da film come in “Ghost Ship” del 2002, o nel più recente “Pirati dei Caraibi” del 2011.

E guardando il livello del fiume Po, Amanda Cavaletti, che è anche un'ambientalista, ha aggiunto: «Nel novembre dello scorso anno c'è stata la piena, e quest’anno c'è una secca che non si vedeva da anni. Questo significa che il clima sta cambiando radicalmente».

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