Gli esami il 7 gennaio, un "delitto" per gli studenti: caccia alla concentrazione perduta

Tanti ragazzi mantovani ogni settimana "emigrano" per poter studiare all'università. Tre di loro, in tre città diverse, ci raccontano la vita da fuorisede in questa rubrica-blog. Elisa studia Lettere a Trento

TRENTO. Chi sta frequentato o ha frequentato l’università può ben comprendere il mio disagio per l’avvicinarsi della sessione invernale: tornare alle prese con la vita di sempre dopo giorni e giorni di ozio è difficile, in particolar modo se si hanno due bellissimi esami appena dopo la Befana. Sono al terzo anno, ma ancora non ho capito cosa ho fatto di male, nella mia precedente vita, per avere perennemente un esame il 7 gennaio.

In realtà, ho anche finito i preappelli di dicembre con successo, avevo tutti i miei buoni propositi di studio, come se l’anno nuovo iniziasse il 21 dicembre. Nel mio schemino mentale 3 giorni di riposo dopo l'ultimo esame potevano bastare. Così pianifico ogni cosa.

Piano di studio che, però, viene continuamente procrastinato.

Beh, però a Natale non si studia…

E nemmeno la Vigilia.

Il giorno prima della Vigilia devo fare la spesa se no il giorno dopo c’è troppa confusione.

Per non parlare di capodanno e della biblioteca con l’orario ridotto durante la maggior parte delle vacanze.

Così conto i giorni che mi rimangono, e mi chiedo come cavolo sia possibile che siano così pochi.

Lo studente fuorisede, quando torna a casa, perde tutto il suo equilibrio di studio indipendente. Improvvisamente, mi trovo a dover fare mille e ottocento cose che a Trento di solito non faccio. La mia routine di studio a Trento è piuttosto semplice: mi alzo, mi lavo, colazione a casa (o al bar, se voglio viziarmi), biblioteca e stop. A Mantova ci sono molte più cose da conciliare, perché quando ho un esame io, non ce l’hanno le mie amiche o viceversa.  Ieri, ad esempio, dovevo finire di studiare 30 pagine, invece ho passato mezz'ora a contemplare le foto di Tenerife mandate da una mia amica e le foto delle montagne innevate spedite dall’altra.

Per non parlare dell’esame-epopea del 7: dodici crediti divisi in due parti, con uno scritto di sbarramento e un colloquio per ognuna. Cioè in pratica uno studente, per fare quell’esame, deve vedere la professoressa ben quattro volte.

Dopo mi chiedo come si faccia a non impanicarsi.

In questo modo, dopo capodanno, ho detto addio alla mia vita sociale per gettarmi in uno studio disperato. Mi sto chiedendo cosa fare per poter tornare la persona concentrata di novembre.

Ma forse non c’è domanda più sbagliata. Il passato è passato. L’unica cosa che possiamo fare è cercare di rendere il futuro il più possibile fruttuoso per noi.

Prendo un caffè, rigorosamente senza zucchero; è il secondo. Due caffè al giorno massimo però, altrimenti la notte non dormo.

Peccato che la goccia di neve che si scioglie dal davanzale di casa mia attiri la mia attenzione molto più del libro che ho davanti.

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Elisa Boccanera, ventiduenne divisa tra Mantova, città natale, e Trento, città nella quale frequenta l'università. E' iscritta al corso di “Studi storici e filologico-letterari” con carriera di Lettere moderne. Ama l’arte in ogni suo genere: letteratura, cucina, pittura e natura.

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