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Neonata morta, sette medici a processo

Sono accusati di omicidio colposo. Secondo la Procura non avrebbero eseguito il parto cesareo per tempo

di Giancarlo Oliani
1 minuto di lettura

MANTOVA. Sette medici del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio colposo di una neonata, morta il 7 settembre di tre anni fa, per mancanza di ossigeno. Il giudice Stefano Aresu ha anche disposto la citazione del responsabile civile dell’Azienda ospedaliera che, in caso di condanna, dovrà provvedere al risarcimento del danno.

La prima udienza del processo è stata fissata per il 12 aprile prossimo. Sul banco degli imputati i medici: Daniela Bonato, Alberta Gavioli, Giampaolo Grisolia, Alessandra Ollago, Solidea Palin, Tatiana Tessari, Filomena Veltri.

Secondo l’accusa sarebbero responsabili della morte di Abdola Filahi, nata a Mantova il 7 settembre 2013. La diagnosi: “morte perinatale in neonato di 30 settimane 3 giorni con alterazioni dei tessuti riferibili a stress ipossico acuto (madre con diabete gestazionale insulinodipendente)”. In poche parole, come già accennato, per mancanza di ossigeno. Una colpa - recita sempre l’accusa - consistita in negligenza, imprudenza e imperizia per non aver eseguito per tempo il parto cesareo. Ecco la ricostruzione della Procura: il 3 settembre, alle 9.23, la madre 31enne, che abita con il marito a Piubega, viene inviata all’ospedale di Asola per minaccia di parto pretermine. La gestazione è complicata dal diabete. In considerazione di tutto questo la madre viene indirizzata in sala parto a Mantova.

Dalle 14 alle 15 i monitoraggi cardiaci non sono rassicuranti e non lo sono nemmeno due giorni dopo. Il 6 settembre si manifesta una persistente tachicardia del feto per l’intera giornata finché a causa della grave carenza di ossigeno il cuore batte sempre meno. Fino alla morte avvenuta alle quattro e trenta del 7 settembre.

La prima udienza del processo, come già accennato, si terrà il 12 aprile prossimo.

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