Smog a livelli record: ora Mantova è in apnea

In Sant’Agnese 156 microgrammi di Pm10, giovedì 28 gennaio il blocco dei diesel Euro 3. Il comitato ambientalista lancia l’Sos al ministero: «Intasiamo la casella email»

MANTOVA. «Fate qualcosa, stiamo soffocando». Quasi un messaggio in bottiglia, gettato tra le onde del web perché raggiunga, via posta elettronica, il ministero dell’Ambiente. L’iniziativa è del comitato “Diritto all’aria pulita”, che dalla sua finestra aperta su Facebook invita tutti a scrivere un’email all’ufficio relazioni col pubblico del ministero (URP@minambiente.it).

Nessuno s’illude che l’operazione possa smuovere l’aria romana (figurarsi quella padana), ma tante bottiglie lanciate insieme fanno un gran baccano. E poi restare fermi, o starsene appesi alla prossima ordinanza e a quella successiva ancora, non è più possibile. Non con una concentrazione di Pm10 che l’altro martedì 26 gennaio ha raggiunto il valore record di 156 microgrammi per metro cubo (il dato è della centralina Sant’Agnese, in centro storico): uno di quei record che non si vorrebbe mai raggiungere e che ripiomba Mantova indietro di una decina d’anni, quando la sensibilità ambientale era più sfumata e l’industria più disinvolta.

Anche se si correva già ai ripari con targhe alterne e domeniche a piedi: oggi che il parco macchine è più moderno, l’industria meno aggressiva e la gente un po’ più consapevole, si è capito che bloccare il traffico serve come misura d’educazione civica a una mobilità altra, al netto dei disagi, molto meno come rimedio anti-smog. Vedi la conferma di Milano, dove durante i tre giorni di blocco totale del traffico, in dicembre, il livello di Pm10 non è mai sceso sotto i limiti. Accidenti al clima troppo dolce, che confonde le stagioni e schiaccia l’aria in basso. Mal’aria.

Vero, fermare le auto più inquinanti come i diesel Euro 3 senza filtro antiparticolato (come prevede l’ordinanza bis del sindaco Mattia Palazzi che scatterà domani) male non fa, anzi, ma è da quando Arpa ha cominciato a misurare il livello delle micropolveri nell’aria che si predica l’esigenza di misure strutturali, a compensare l’infelice geografia della Valpadana e i capricci del meteo, finendo poi a razzolare sempre le solite briciole d’emergenza.

Di nuovo, rispetto ad alcuni fa, ci sono alcune evidenze mediche che, messe in fila, accelerano il battito, anche se l’imperativo è non cedere all’ansia né alimentare allarmismi: l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha classificato come cancerogene le polveri sottili (Pm10); ogni incremento di 5 microgrammi di Pm2,5 la mortalità per tutte le cause aumenta del 7% (studio Escape); dopo una settimana di superi consecutivi di Pm10 e, soprattutto, di Pm2,5 il Dna di chi è esposto all’inquinamento comincia a riprogrammarsi. Si stressa.

Di evidenza in evidenza passano gli anni e i problemi s’addensano. Nel 2016 la catena dei giorni neri, con lo smog oltre i limiti, si è allungata a dodici (di cui gli ultimi sei consecutivi): gennaio non è ancora finito e abbiamo già bruciato un terzo del bonus europeo da 35 giorni. Di questo passo sarà presto apnea.

 

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