Morì la paziente, la Cassazione dice no al risarcimento

Il medico era accusato di non aver diagnosticato alla paziente la flebite a una gamba e di non aver adottato una terapia per evitarle la morte per trombosi polmonare

CASTEL GOFFREDO. Il medico era accusato di non aver diagnosticato alla paziente la flebite a una gamba e di non aver adottato una terapia per evitarle la morte per trombosi polmonare, il giorno dopo in ospedale. La vicenda giudiziaria legata alla drammatica fine di Adelfina Casella, 39anni, di Castel Goffredo, avvenuta nel novembre del 1997, si è conclusa a distanza di diciotto anni.

Con una sentenza della Corte di Cassazione che ha rigettato la richiesta di risarcimento avanzata dai familiari della paziente scomparsa nei confronti del dottor Nobar Imani Behrouz, 56enne di origine iraniana, all'epoca medico dell'Ussl 45, e dell’Azienda ospedaliera di Cremona. Questo benché tredici anni fa il medico avesse scelto la scorciatoia del patteggiamento a una pena (sospesa) di otto mesi di reclusione.

Una scelta probabilmente non condivisa dall’attuale difensore del medico, l’avvocato Claudio Taschera, che s’è battuto fino all’ultimo grado di giudizio per contrastare la pretesa di risarcimento (l'assicurazione dell'ospedale aveva comunque già provveduto ad inviare agli eredi un acconto di 980mila euro). «L’assenza di qualsivoglia elemento di colpa ravvisabile nella condotta del medico ne esclude la responsabilità in relazione all’evento morte...» dice un passaggio della sentenza.

Il Tribunale di Castiglione delle Stiviere, in primo grado, e la Corte d'appello di Brescia poi, avevano già rigettato la richiesta risarcitoria accogliendo la tesi dell'avvocato Taschera, secondo cui non sono mai state chiarite le cause della morte (non ci fu autopsia) e al momento dei fatti il quadro clinico era incerto: la paziente aveva una pressione arteriosa molto alta in contrasto con una diagnosi di tromboflebite che non comporta innalzamenti, «mentre in caso di embolia polmonare – recita la sentenza della Corte suprema – è destinata addirittura ad abbassarsi». E se anche il medico avesse diagnosticato una tromboflebite non è provato che la somministrazione di farmaci avrebbe impedito il drammatica evento. Per il difensore la sentenza «conferma l'assenza di responsabilità a carico del dottor Behrouz».

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