Valdaro, Paganella offre 5 milioni. Attesa per Rossetto

Terreni a Valdaro

L’azienda di autotrasporti chiede terreni per 200mila metri. Il gruppo veronese in bilico: il liquidatore prende tempo

MANTOVA. Quasi cinque milioni di euro per duecentomila metri quadrati di terreni di proprietà della Valdaro spa: l’offerta, arrivata sul tavolo del liquidatore Riccardo Ronda, è della Paganella, uno dei principali operatori locali dell’autotrasporto, la cui sede è proprio a poche centinaia di metri dagli appezzamenti della spa. Non ci sono ancora contratti firmati (e anche per questo l’azienda nelle ultime settimane aveva chiesto e ottenuto riservatezza da banche, soci e liquidatore) ma è chiaro che sulla proposta si fondano molte delle speranze di chiudere con successo la ristrutturazione del debito della Valdaro.

Quanto queste speranze siano concrete, però, è ancora tutto da verificare perché sul salvataggio della disastrata spa pende la spada di Damocle della possibile retromarcia di Rossetto, che aveva firmato un preliminare da otto milioni di euro per una maxi-area nella quale realizzare un polo logistico da un’ottantina di dipendenti. L’interesse del gruppo veronese pare essersi raffreddato nelle ultime settimane e non a caso anche il sindaco Mattia Palazzi è diventato molto prudente sul tema. È un copione simile a quello andato in scena un anno fa quando, agli sgoccioli del quinquennio di governo del centrodestra, l’accordo con Rossetto saltò quando i vertici della Valdaro lo davano ormai per fatto. Ronda e il Comune aspettano una risposta dal gruppo a breve, verosimilmente già entro questa settimana.

Sarà uno snodo cruciale e, carte alla mano, non si può fare molto più che sperare: rispettati gli impegni (finanziamento della bretella con l’Autobrennero e rassicurazioni sul via libera a costruire dal Comune di San Giorgio), la palla è tutta nelle mani dei veronesi che, peraltro, possono andarsene senza colpo ferire visto che il preliminare prevedeva un diritto di recesso senza alcuna penale.

Maggiore ottimismo invece circola rispetto alla proposta di Paganella, che pare deciso nella sua voglia di investire (al di là di alcuni caveat d’obbligo, come la possibilità di smarcarsi se eventuali ritrovamenti archeologici dovessero bloccare le aree da acquistare).

Alla decisione di Rossetto resta appeso il lavoro del liquidatore, che deve ancora chiudere il piano di ristrutturazione del debito che, nelle sue linee guida, era stato concordato con le banche prima di Natale. Se l’impianto è appunto definito (sconto da 24 a 15 milioni di euro sull’esposizione e restituzione agli istituti senza ricorrere a prestiti dal Comune ma girando il ricavato delle vendite), bisogna capire su quali operazioni si potrà reggere l’accordo. Se da Rossetto dovesse arrivare un sì, l’equilibrio economico sarebbe pressoché trovato: otto milioni dai veronesi, quasi cinque da Paganella e un milione dalla vendita dei terreni a Tea (già chiusa) per un totale di 14. Il quadro naturalmente cambierebbe parecchio se invece l’assegno più robusto, quello di Rossetto appunto, dovesse evaporare.

A quel punto, con lo scenario di un ulteriore pesante sconto inverosimile, bisognerebbe prendere altro tempo e sperare che gli istituti non decidano di avviare l’iter per il fallimento della società. Uno scenario che resta sempre sullo sfondo ma che – dopo almeno due anni di crisi conclamata della società – finisce sempre per non concretizzarsi: per le banche, del resto, il crac della Valdaro spa non significherebbe affatto avere ottime garanzie di recupero del credito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Covid, Marco Melandri ritratta: "Era una battuta, non mi sono fatto contagiare volontariamente"

La guida allo shopping del Gruppo Gedi