Scatta l'ultimo semestre ed è già (quasi) tempo di nostalgia

Tanti ragazzi mantovani ogni settimana "emigrano" per poter studiare all'università. Due di loro, in due città diverse, ci raccontano la vita da fuorisede in questa rubrica-blog. Elisa studia Lettere a Trento

TRENTO. Quattro anni fa e una città che non senti tua fino in fondo. Le amiche in altre sedi, la voglia che sia venerdì per tornare a casa. Malinconia. Il primo anno di università non è stato leggero: non è stato semplice ambientarsi. Partivo la sera, di domenica; il lunedì mi aspettavano due bellissime ore di “Introduzione all’Economia”.

Valigia in mano e via, sul treno. Se ero fortunata e trovavo posto, sceglievo il sedile accanto al finestrino, sempre. Guardavo la pianura allontanarsi. Quando arrivavo, oltre a tre piani di scale con la valigia, mi trovavo in una città nella quale mi sentivo outsider, in una casa che non mi apparteneva davvero.

Lo scorso semestre ho avuto un corso di Geografia umana: tra le varie cose abbiamo studiato il luogo. Luogo è da intendersi come spazio degli affetti, sviluppato grazie a processi di attaccamento sociali e culturali. Nel luogo si sviluppa anche un sense of place, un attaccamento emotivo, un mondo sentito, visto e vissuto.

Inizialmente Trento, per me, non era un luogo.

Piano piano, poi, questa città un poco mi è entrata nel cuore.

Mi sono abituata a tante piccole cose. Per esempio il sole sempre e comunque, anche in pieno inverno, un sole si spegne dietro le montagne, mentre si passeggia sul lung’Adige. Il sapere dove andare, per trovare qualcuno. Il posto fisso in biblioteca, parte destra, ultima fila. I baristi di fiducia, che tra un caffè e l’altro mi parlavano in dialetto trentino. Il tavolo in università, corridoio, secondo piano. Cibi buonissimi: il gelato da Pingu, la Pizza da Albert, la Piadina Angolo Tondo.

Sarà che oggi ho iniziato l’ultimo semestre della triennale. Sarà quel che sarà, ma inizio quasi già a provare la nostalgia anticipatoria di questa vita universitaria trentina, che in fondo è sorprendente e meravigliosa.

Trento va capita; in principio anch’io pensavo che fosse solo freddo e vento, ma Trento è davvero molto di più. Finché non la si vive a trecentosessanta gradi ogni giorno, finché non entrerà in circolo nelle vene, si è solo turisti di passaggio, ignari di ciò che la città ha da regalare.

Il futuro mi spaventa non poco. Mi spaventa uscire di qui e decidere quale altro corso iniziare. Mi spaventa scoprire di non poter diventare chi vorrei essere, di perdermi nella mediocrità.

Bologna, o Siena, o Torino. Ma poi, rimarrò qui dove sono ora, lo so.  

Ma la strada è ancora lunga e io, come sempre, corro troppo.

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Elisa Boccanera, ventiduenne divisa tra Mantova, città natale, e Trento, città nella quale frequenta l'università. E' iscritta al corso di “Studi storici e filologico-letterari” con carriera di Lettere moderne. Ama l’arte in ogni suo genere: letteratura, cucina, pittura e natura.

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