Via ai lavori per la maxi bonifica Ies

Ruspe al lavoro in strada Cipata per il via alla maxi bonifica (foto Pnt)

Mantova. Ruspe all’opera in strada Cipata: dal cordone di pozzi risucchia-veleni al nuovo impianto che disidrata i fanghi

MANTOVA. L’ora X è scattata alle 8.30 quando le ruspe hanno varcato i cancelli sovrastati dall’insegna della nuova Ies. In anticipo di oltre un mese sulla tabella di marcia imposta dal ministero dell’Ambiente, è stato aperto giovedì 18 febbraio e durerà un anno e mezzo il cantiere per la realizzazione della maxi barriera idraulica destinata a recuperare la coltre di surnatante che impregna il sottosuolo di strada Cipata e depurare acque e fanghi anche da altri inquinanti. Insomma: dopo aver acquisito tutte le autorizzazioni necessarie, i lavori per il via alla bonifica firmata Ies sono partiti e l’azienda, in ottemperanza a quanto richiesto dalla Regione, sta ultimando l'iter per depositare la fideiussione bancaria a garanzia dell'esecuzione degli interventi.

Si tratta del progetto da oltre 4 milioni di euro detto “Progetto Miso (ndr. messa in sicurezza operativa) falda fase 1” che contiene sia il progetto Ies alternativo all’ormai superato e archiviato muro di plastica e metallo ideato dalla società in house del ministero Sogesid per cinturare parzialmente l’area Ies-Belleli, sia le integrazioni richieste nel luglio 2015 dalla Conferenza di servizi ministeriale.

Guidata dal responsabile Hse di Ies, l’ingegner Luca Perboni, la Gazzetta ha potuto documentare in cosa consistono gli interventi.

Trattamento fanghi. Gli scavi in corso, lungo il confine con via Brennero, servono per la posa di un nuovo impianto per il trattamento dei fanghi risucchiati dalla falda insieme ad acqua. Il progetto prevede la realizzazione di un moderno e automatizzato sistema per la disidratazione di questi residui solidi che ad oggi vengono invece ritirati da ditte specializzate. Servirà a ridurre le quantità di rifiuti destinati allo smaltimento portando, nelle intenzioni dell’azienda, benefici in termini economici e di salvaguardia ambientale: meno rifiuti verso le discariche e meno movimentazione di camion. I lavori di questo primo lotto sono stati appaltati tramite gara vinta dalla società Bernardinello di Padova e dureranno tra i 4 e i 5 mesi.

Depurazione acque di falda. A pochi metri da dove sorgerà l’impianto per la disidratazione dei fanghi sono presenti da tempo i serbatoi del cosiddetto Taf (trattamento acque di falda) dove confluiscono le acque, raccolte dai 64 pozzi risucchia-surnatante già esistenti, per essere sottoposte a una serie di trattamenti (biologico, con filtri a quarzite, a cartuccia e a carboni attivi) prima di tornare pulite nel Mincio. Il progetto prevede il raddoppio della capacità di trattamento delle acque in arrivo all'impianto: l'obiettivo è di passare da 55 a 150 metri cubi all’ora. L'impianto sarà quindi ampliato con una nuova struttura, ammodernato secondo le ultime tecnologie disponibili e verrà automatizzato in modo da garantirne la miglior efficienza possibile. La gara per questo intervento di revamping verrà bandita a breve.

Maxi cordone di 74 pozzi. Contestualmente alla realizzazione del nuovo impianto di trattamento fanghi verranno in questi primi mesi posizionati e messi in opera i 10 pozzi integrativi che vanno ad aggiungersi ai 64 già esistenti in modo da completare la barriera idraulica e intercettare il flusso della falda nella sua totalità. La capacità di emungimento sarà incrementata dagli attuali 55 metri cubi orari fino a un totale di 108. I nuovi pozzi avranno una triplice funzione: garantire un maggiore contenimento delle sostanze inquinanti disciolte in falda, accelerare in modo significativo i tempi della bonifica e recuperare il surnatante presente. Infissi nello strato impermeabile situato tra i 18 e i 22 metri di profondità, in funzione 24 ore su 24, i pozzi sono dotati di due distinti dispositivi: uno skimmer che preleva in automatico il surnatante poi inviato a smaltimento e una pompa che aspira invece acqua e altri detriti da far confluire prima nell’impianto trattamento acque e poi in quello destinato alla disidratazione dei fanghi.

Rete di 192 piezometri. Insieme alla barriera di pozzi, viene potenziata la rete di monitoraggio della falda acquifera per verificare in modo puntuale l'effettiva efficacia del nuovo sistema di emungimento. In questi mesi ai 180 piezometri esistenti ne verranno aggiunti altri 12.

Test pilota con Arpa. Partirà prossimamente e durerà circa tre anni un test pilota sulla tecnologia “Multi Phase Extraction” che Ies realizzerà insieme ad Arpa. Si tratta di una tecnologia all’avanguardia in grado di captare e risucchiare anche gli ultimi residui di surnatante a fatica intercettati dagli altri pozzi. L'impianto è costituito da una “pompa da vuoto ad anello liquido” che estrae dal piezometro (dotato di tappo a tenuta e di uno “slurp-tube” o tubo di aspirazione), un fluido detto “multifase” in quanto composto oltre che da acqua e surnatante anche da gas. Dal fluido emunto viene isolata la fase gassosa mediante un serbatoio di separazione, il gas viene filtrato con carboni attivi per poi essere scaricato in atmosfera, mentre. La fase liquida passa invece attraverso un impianto chiamato “disoleatore” che separa il surnatante dall'acqua. Il primo viene stoccato e mandato a smaltimento, mentre l'acqua confluisce all'impianto Taf.

Monitoraggio della falda. Verranno installati dei nuovi misuratori dei livelli di falda in continuo in grado di trasmettere i dati all'interno di un portale Web che sarà condiviso con Arpa. In questo modo sarà possibile regolare la portata dei pozzi di emungimento e sarà garantito il controllo istantaneo da parte di Arpa delle attività di bonifica.

Video del giorno

Mantova-Renate, soddisfatto mister Lauro: "Buona prova dei miei"

La guida allo shopping del Gruppo Gedi