La tecnologia ha effetti collaterali, ma ora l'università è a portata di click

Tanti ragazzi mantovani ogni settimana "emigrano" per poter studiare all'università. Due di loro, in due città diverse, ci raccontano la vita da fuorisede in questa rubrica-blog. Elisa studia Lettere a Trento

TRENTO. Questa mattina la pioggia batteva forte sulla terrazza, il cielo grigio mi metteva malinconia e il computer davanti a me era inutilmente acceso. Anzi, era già andato in risparmio energetico.

Così sono uscita di casa. Mi limitavo a passeggiare, senza una meta, senza obiettivi. Non sapevo dove sarei voluta stare né tanto meno cosa mi avesse realmente portata ad uscire. Camminavo per Trento, stanca ma sufficientemente traboccante di irrequietezze.

Studiavo i passanti, forse cercando negli occhi di qualcun altro quello che mancava nei miei. Devo dire che ho trovato la maggior parte dei volti incollati a degli schermi: persone accartocciate in sé stesse, apparentemente indifferenti alla pioggia, al vento e agli altri.

Ho letto di recente il libro di Michele Serra, Ognuno potrebbe. Una critica al mondo che viviamo tutti i giorni: giovani che vivacchiano arrancando e che comunicano attraverso telefonini - chiamati da Serra egòfoni, traduzione letterale di iPhone - . Una spiegazione della trama di certo riduttiva per il libro.

Questa digitalizzazione, Serra, non riesce ad abbracciarla a pieno. Certo è che ogni progresso porta con sé degli aspetti negativi, però sarebbe anche importante valutare i positivi.

Arrivo al dunque: non immagino l’università senza tecnologia e senza tutte le comodità che posso avere. Per esempio, grazie a internet, posso cercare la bibliografia della tesi direttamente da casa: motore di ricerca, parole chiave ed è fatta. Tutti i testi possibili mi si presentano davanti. Poi, ovvio, sta a me scremarli. Addirittura posso verificare la loro presenza in biblioteca direttamente da casa, guardando in tre contesti: cittadino, provinciale e nazionale. Nel caso in cui un libro non ci fosse, potrei perfino ordinarlo, tramite una applicazione che mi fa arrivare il libro da un altro ateneo. Invece, se voglio comperarlo, apro Amazon e in due click e 48 ore è a casa mia.

Grazie agli avvisi online posso sapere se una lezione per un qualche motivo salta, modificando i miei programmi di conseguenza; posso contattare i professori velocemente, posso vedere in anteprima il contenuto di un corso; posso direttamente scaricare i materiali didattici, salvarli in una cartella e guardarli quanto voglio e quando voglio. Se arriva l’ora di pranzo e voglio mangiare in mensa, valuto, grazie ad una webcam posizionata a capo delle code, quale sia la mensa più sgombra di persone.

Il libretto universitario cartaceo non esiste più, tutto è online. La prenotazione degli appelli, l’accettazione dei voti, i moduli per le tasse. Per non parlare della gestione dei soldi: io, che non ho la mia banca comoda, con un telefono posso fare qualsiasi operazione.

Non volevamo mica lo snellimento delle operazioni? L’Egofono ci aiuta, facendoci risparmiare molto tempo – tempo che poi puntualmente riperdo quando, insieme alla mail, apro Instagram.

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Elisa Boccanera, ventiduenne divisa tra Mantova, città natale, e Trento, città nella quale frequenta l'università. E' iscritta al corso di “Studi storici e filologico-letterari” con carriera di Lettere moderne. Ama l’arte in ogni suo genere: letteratura, cucina, pittura e natura.

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