Ultimo giorno della sessione d'esami: il capodanno degli univesitari

Tanti ragazzi mantovani ogni settimana "emigrano" per poter studiare all'università. Due di loro, in due città diverse, ci raccontano la vita da fuorisede in questa rubrica-blog. Margherita studia Giurisprudenza a Milano

MILANO. Indovinello: di solito coincide con l’esame più importante, quello dove sette camicie sudate non rendono l’idea, quello per il quale non si è contemplato altro indumento al di fuori del pigiama per almeno quindici giorni di seguito, quello che tocca preparare per l’appello successivo perché ci si era scordati di iscriversi.

Cos’è?

Ovviamente, l’ultimo giorno della sessione d’esame.

Costante in tutte le letterine a Babbo Natale di ogni studente, questo giorno può essere tranquillamente ribattezzato come il capodanno degli universitari.

E no, maliziosi, non sto parlando del brindisi – uno non basta e niente spumante, solo tequila per chi ha portato a casa la pelle dopo gli esami -  mi riferisco ai buoni propositi.

“Domani organizzo tutto il prossimo semestre, lo giuro. Mai più con l’acqua alla gola, finirò di studiare almeno due giorni prima, così sarà impossibile lasciarsi prendere dall’ansia.”

“In settimana vado a correre, anzi, vado a comprare quelle scarpine fluo che ho visto in centro, poi per forza devo usarle. Mi sembra un ottimo incentivo, sì, poi me le merito, è finita la sessione!”

“Non salterò più nessuna lezione!” ma è valida anche la variante “Non salterò più nessuna pagina di nessun maledetto libro!”

“La smetto con caffè e sigarette”

“Durante questa settimana prima dell’inizio delle lezioni do una svolta decisiva alla mia vita, mi metto a dieta, leggo, mi porto avanti con le cose da fare, compro un’agenda e metto a posto l’armadio. Okay, forse non necessariamente in quest’ordine, ma giuro che troverò il tempo per fare tutto.”

Sono questi gli sconnessi pensieri che formula la mente provata dalla fatica, annebbiata dalla caffeina e ancora sotto shock dello studente sopravvissuto.

Nel giro di un paio d’ore, giusto il tempo di ritrovare il senno, decide di organizzare la serata che si conclude con il suo migliore amico che, piegato in due dalle risate, lo filma mentre lui cerca di infilare le chiavi nella toppa (con scarso successo) alle cinque del mattino seguente.
Poco male, tanto lo studente sopravvissuto – agli esami, non alla serata di festeggiamenti – punta la sveglia.

Alle otto.

Non è una barzelletta.

È di una divinità che stiamo parlando.

Si alza, beve un litro d’acqua - rigorosamente del lavandino perché nessuno si è preoccupato di andare a fare la spesa malgrado l’Esselunga a cinquecento metri da casa – si fa un caffè e si accende una sigaretta.

Sole deciso, finalmente una bella giornata.

Si mette addosso i primi vestiti in cima alla montagna di panni nell’armadio, in fretta, con l’idea di andare in biblioteca.

Mentre aspetta il tram si accorge che sta morendo di fame, decide che ha tempo per una brioche e un cappuccino.

Passa per il centro e vede quelle bellissime scarpine che vuole comprare da almeno un mese, entra nel negozio, le prova, sono perfette e ora sono sue.

Bisogna collaudarle, la biblioteca può aspettare.

Si fionda a casa deciso a vestirsi per andare a correre ma si è fatta ora di pranzo e della spesa nemmeno l’ombra.

Per fortuna è rimasto del gelato in frigo.

Pistacchio, buono.

Malgrado la sua indole lo metta continuamente alla prova, l’universitario decide di prestare ascolto alla sua buona volontà, così prende il computer per stilare un piano di studio chiaro e dettagliato. 

Ma ha appena mangiato, è stanco, le follie della sera prima cominciano a farsi sentire, quindi si abbandona esausto sul divano, decide di guardare giusto una puntata di quella serie di cui tutti parlano.

“Non sarà questa gran cosa” pensa.

“Posso sempre farlo dopo il piano di studio” si dice.

Sette ore dopo è ancora sul divano, sigaretta accesa e vaschetta di gelato semi-vuota.

“Non è poi così tardi” si consola “adesso vado a dormire, metto la sveglia presto e domani giuro che terrò fede a tutti i miei buoni proposti, dopotutto ci tengo ad essere una persona miglior…”

Bi-bip.

“Birretta in colonne?” E cosa fai, dici di no perché devi studiare?

Tanto è finita la sessione.

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Margherita Fila, ventenne, si è diplomata al Liceo Classico Virgilio di Mantova. Non sa bene chi vuole diventare da grande ma sa chi vuole essere oggi e, quando ha qualche preoccupazione, suo padre è solito ripeterle : "Tesoro, il tempo è galantuomo". Ad oggi, frequenta la facoltà di Giurisprudenza all'Universitá Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

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