Dall’Africa per rinascere: ecco la Casa delle donne

A Torriana nel centro di accoglienza aperto la scorsa estate vivono undici ospiti. ll sogno: avere un posto per vendere gli oggetti fatti a mano di loro produzione

SERRAVALLE (Torriana). Forse domani, l’8 marzo, non riceveranno la mimosa. Ma se la Giornata Internazionale della Donna è nata per ricordare le conquiste sociali, economiche e politiche delle donne, e le discriminazioni e violenze di cui sono oggetto, queste ragazze possono essere l’emblema del coraggio, della forza e della capacità di resilienza delle donne. Oggi sono ospiti del centro di accoglienza per donne aperto all’inizio dell’estate scorsa a Torriana di Serravalle a Po. È la casa di undici donne, quattro delle quali madri di bambini che hanno meno di un anno. Arrivano tutte dal continente africano: la maggioranza dalla Nigeria; le altre da Eritrea, Gambia, Repubblica Centrafricana. È probabilmente uno dei progetti meglio riusciti in Lombardia nell’ambito dell’accoglienza ai profughi. Ed è uno di quelli che sta maggiormente a cuore alla cooperativa Olinda di Medole che lo sta portando avanti dall’estate del 2015.

«La struttura è stata acquistata dalla cooperativa per un investimento sul territorio – spiega Ughetta Gaiozzi, presidente di Olinda – il nostro obiettivo è farla diventare una ’casa delle donne’ dove trovare accoglienza e supporto sociale e psicologico. Grazie all’impegno quotidiano delle operatrici Melissa, Debora e Najia, con l’aiuto di mediatrici culturali come Geneviève e Roberta, e in collaborazione con associazioni e volontari, la comunità sta lentamente trovando una propria identità. Ciascuna di queste donne sta ricostruendo la propria vita, nell’ambito di un percorso verso il ritorno alla normalità».

Le quattro mamme, tutte alle prese con la prima gravidanza, sono state seguite e guidate attraverso un cammino non facile, cosi come non lo sono le loro storie. Dalila, 20 anni, eritrea, è arrivata in giugno dopo mesi di prigionia in Libia. Un pancione che sembrava stesse per scoppiare, a pochi giorni dal suo arrivo ha partorito a Mantova dando alla luce Viola, che ora ha 9 mesi. Ha appena ottenuto asilo per i prossimi cinque anni. Esther e Gift sono arrivate a fine luglio 2015 dalla Nigeria, insieme come sorelle, e hanno partorito a Pieve: Esther, 25 anni, in agosto ha dato alla luce Moses, un bimbo che esprime tutta la forza del suo nome; Gift, 20 anni, ha partorito in ottobre ed è nato Emanuel, sorridente e calmo come un angelo. Infine c’è Adama, 20 anni, fuggita dalla Sierra Leone e arrivata in Italia in agosto. Esile e fiera, ha dato alla luce Alseney il 22 dicembre, nell’ospedale di Pieve. I bimbi formano il piccolo ’nido’ interno alla struttura.

Poi ci sono le altre giovani donne: Tracy, Fatoumata, Sandra, Fatou, Edna, Seun e Faith. Tutte insieme stanno cercando di ricostruire la propria vita, lasciandosi alle spalle un passato difficile e spesso doloroso. Con l’aiuto della cooperativa stanno imparando l’italiano e da qualche tempo frequentano corsi professionali in vista di una futura occupazione. Il loro desiderio sarebbe di poter aprire uno spazio in cui esporre e vendere i loro manufatti. Hanno la volontà e la capacità di ricostruire se stesse cogliendo opportunità che si offrono loro. In tal senso gioca un ruolo importante anche l’integrazione nella realtà locale, se quest’ultima avrà la capacità di accettare e sostenerle nei loro sforzi di dare nuovo slancio alla propria esistenza.

 

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