Sant'Anselmo da Trento non è la stessa cosa: che ricordi le giostre sul Te

Tanti ragazzi mantovani ogni settimana "emigrano" per poter studiare all'università. Due di loro, in due città diverse, ci raccontano la vita da fuorisede in questa rubrica-blog. Elisa studia Lettere a Trento

C’era una volta,

la giornata di S. Anselmo, patrono di Mantova. Le scuole erano chiuse, se si era fortunati il caldino quasi primaverile permetteva di indossare il giubbino Husky e, perché no, il costume di carnevale – anche se, il carnevale, era già passato.

Le maestre Mara, Ivana e Mariagrazia, qualche giorno prima del 18 marzo, ci distribuivano in classe i biglietti con la formula prendi due paghi uno; poi io, durante le lezioni di matematica, redigevo accordi di baratto, per racimolare i biglietti delle giostre che più amavo.

In primis, la piovra. Quella della mia infanzia era tutta bianca, ci tengo a specificarlo perché qualche weekend fa, passeggiando con una mia amica sul Te, ho notato la nuova versione: una piovra tutta colorata, apparentemente un pugno in un occhio. Anche se, probabilmente, così colorata, mi avrebbe attirato ancora di più, a suo tempo.

Durante il giro con la mia amica, ho notato la grave mancanza di quest’anno: le mitiche gabbie. Era divertente indossare quei mega guanti – ci starei anche adesso dentro due volte - e fare a gara con gli amici a chi faceva più giri.

Mi faceva diventare matta anche l’autoscontro, appena il campanello d’inizio suonava, affondavo il piede sull’acceleratore e via, a cercare l’impatto con gli altri bambini. Abitudinaria, volevo sempre la mia macchinina rossa, col numero 3 e, se era occupata, attendevo un altro giro per guidarla.

Durante le elementari, praticavo nuoto e pattinaggio nel palazzetto dello sport vicino alla zona del Luna Park. Entrambe le mie nonne, dopo l’attività sportiva, erano preoccupate che io avessi perso tutte le forze. Così, via di frittella, almeno una volta a settimana. Di conseguenza, una volta a settimana, via anche a prendere parole a tavola dai miei: avendo mangiato una mega frittella alle cinque, le cose normali della cena venivano da me solo assaggiate.

Eh niente, questa mattina sono a Trento. Ho in programma di andare avanti con la tesi ma prima rifletto su come sia brutto per questi trentini avere il patrono a giugno quando i bambini, in vacanza, lo sono già.

Poi inizio a riflettere che anno di anniversario dalla morte di S. Anselmo ricorra quest’anno e scopro essere il 930esimo.

Ahimè, come è cambiata la vita!

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Elisa Boccanera, ventitreenne divisa tra Mantova, città natale, e Trento, città nella quale frequenta l'università. E' iscritta al corso di “Studi storici e filologico-letterari” con carriera di Lettere moderne. Ama l’arte in ogni suo genere: letteratura, cucina, pittura e natura.

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