Processo Pesci a Mantova. E il boss sarà in aula

Il procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso

Summit in Procura. Bypassato il problema costi delle videoconferenze, i detenuti portati alle udienze

MANTOVA. Il boss Nicolino Grande Aracri sarà a Mantova il 4 aprile per il processo Pesci. Troppo costoso e complicato l’allestimento dell’impianto di videoconferenza per permettere la partecipazione del capo dei capi e degli altri imputati al processo. Mantova resta sede del processo che vede alla sbarra mandanti e bracci armati della cosca di Grande Aracri.

Tutti i sedici accusati che saranno processati con rito ordinario per associazione mafiosa, estorsioni e reati di armi, saranno presenti fisicamente alle udienze in aula.  La decisione, assolutamente inaspettata, è stata presa stamattina (22 marzo) al termine di un summit in via Poma a cui hanno partecipato il presidente del Tribunale Luciano Alfani, il procuratore reggente Domenico Chiaro, gli assessori del Comune Giovanni Buvoli e Jacopo Rebecchi e il procuratore generale della Corte d’Appello di Brescia Pier Luigi Maria Dell’Osso. E proprio da Dell’Osso è partita l’idea, maturata con una priorità da difendere a tutti i costi: "Questo processo va celebrato a Mantova, oltre al fatto che i reati sono stati commessi qui, è importante dare un segnale forte alla cittadinanza".

I detenuti saranno portati nell’aula 1 di via Poma, compreso il boss Nicolino, detenuto in regime di 41 bis al carcere milanese di Opera. Gli spostamenti del boss per partecipare alle udienze richiederanno misure di sicurezza altissime. "Non sottovalutiamo il rischio di una fuga, ma abbiamo valutato che Grande Aracri non abbia interesse ad evadere e diventare un latitante".

Ma i pericoli non si limitano agli spostamenti. L’aula 1 dovrà essere allestita con apposite gabbie per i detenuti. Durante il sopralluogo di stamattina, è stato valutato che la gabbia già costruita non è né adatta né sufficiente a ospitare i detenuti.

Giovedì arriveranno le sentenze per i cinque imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Nell’aula 22 del palazzo di giustizia di Brescia, che ospita le udienze del processo Pesci, gli avvocati difensori terranno le arringhe, dopodiché il giudice Vincenzo Nicolazzo si ritirerà in camera di consiglio per la decisione. Durissime le richieste di pena formulate giovedì scorso dai Pm antimafia Paolo Savio e Claudia Moregola, che hanno ricostruito le trame e gli interessi della cosca che fa capo a Nicolino Grande Aracri nel Mantovano. Otto anni la richiesta per Antonio Muto, l’imprenditore edile accusato di concorso esterno all'associazione mafiosa, a cui, secondo le carte dell’accusa, avrebbe fornito appalti e favorito l' infiltrazione nelle società con cui aveva rapporti commerciali, contribuendo all' inserimento della gang nel tessuto socio economico mantovano.

Diciotto anni e 18 anni e 8 mesi per Francesco Lamanna, "Testone", il "direttore lavori" dei cantieri pupillo di Nicolino Grande Aracri, a causa del rinforzino della recidiva; 13 anni e 4 mesi per Alfonso Martino, il "Cagnolino" incaricato di tenere al sicuro i guadagni della cosca al Nord per portarli al boss; 5 anni per Paolo Signifredi, l'uomo dei conti, addetto a irretire le imprese in difficoltà per poi spolparle, ora entrato nel programma preliminare di protezione dei pentiti; due anni per Josè Antonio Da Silva, accusato di aver ripulito un assegno sporco. E a Reggio comincia domani il processo Aemilia, con 147 persone alla sbarra. Otto gli imputati mantovani : Antonio Rocca, Stefano Laera, Antonio Nicastro, Salvatore Colacino, Luigi Serio, Andrea Bonazzi, Antonio Rocca, Giuseppe Loprete, Pasquale Riillo.

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