Cantine e identità: «I mantovani facciano alleanze»

Paolo Bernini, presidente della cantina di Gonzaga

Il presidente del Consorzio vini: «Ma al momento è difficile». L’assessore Fava: «Gonzaga incorporata? Scelta surreale»

MANTOVA. La qualità del vino mantovano attira le vicine cantine modenesi, che si muovono per cercare di accaparrarselo. È questa la decisione presa dalla cantina di Carpi e Sorbara, che incorporerà la sociale di Gonzaga e ha già stretto un accordo con quella di Viadana per il conferimento di prodotto.

Le cooperative mantovane cercano di sfuggire alla morsa della crisi economica, ma ciò che viene lecito chiedersi è se non fosse possibile ricorrere ad accordi interni alla nostra provincia, tra realtà mantovane: «Al momento – spiega il presidente del Consorzio vini mantovani Luciano Bulgarelli – non c'è alcuna possibilità di aggregazioni mantovane, ma non è detto che in futuro non ci siano. Come Consorzio noi naturalmente non possiamo interferire nelle decisioni delle singole aziende e in più va ricordato che anche la cantina di Carpi è nostra socia, per cui non ci perdiamo a livello numerico. Io al momento non so cosa diventerà la cantina di Gonzaga, lo valuteremo nel tempo. L'unica cosa certa che si registra è che ancora una volta i produttori mantovani hanno preso altre decisioni e se ne assumeranno la responsabilità in futuro».

Ma come ne esce il vino mantovano da questa faccenda? «Il vino mantovano – prosegue Bulgarelli – rimane di grande interesse. D'altronde se arrivano da fuori provincia con l'intenzione di incorporarlo è perché è un prodotto interessante a livello commerciale. Dopo non so se siano stati i modenesi a farsi avanti per primi o i mantovani a offrirsi all'esterno. Indubbiamente mi sembra che in questi anni noi ci siamo dati da fare per valorizzare al meglio il nostro prodotto, lo dicono i fatti».

A caldeggiare un'alleanza tra mantovani è anche Andrea Virgili, titolare dell'omonima cantina con sede in via Donati a Mantova, una realtà da circa 600mila bottiglie annue e quasi seimila quintali di uva raccolta: «In passato – spiega – si era cercato di aggregare tre cantine sociali, ma non se ne fece nulla. Tra realtà mantovane non è mai venuto fuori nulla di concreto. Gonzaga e Viadana sono state costrette a compiere questo passo per sopravvivere, si erano posizionate in una fascia di mercato bassa, che non permette investimenti. Era la penultima strada percorribile, l'ultima è sedersi attorno a un tavolo tra mantovani, ma non c'è la volontà di farlo. Questa operazione non mi convince e la cosa che più mi dispiace è il mancato dialogo all'interno della provincia. Peccato, secondo me con buona volontà un accordo si sarebbe potuto trovare».

«Mi sembra una decisione surreale, fuori da qualsiasi contesto logico». A bocciare la scelta della cantina sociale di Gonzaga di farsi incorporare da quella di Carpi e Sorbara è l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava. «Che ci siano aziende lombarde che scelgono la via emiliana è un fatto figlio dei tempi - dichiara - ma ricordo che in tutto il mondo il vino si valorizza in bottiglia e non in cisterna e se ci sono aziende in crisi è perché non hanno saputo fare questo salto di qualità. Ricordo anche che nel programma di Sviluppo rurale regionale i fondi per le aziende ci sono, ma devono essere le aziende a chiederli invece di abdicare». Certo è che «noi non potremmo - avverte - finanziare investimenti su cantine che hanno la proprietà in altre regioni».

Nicola Artoni

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