Mantova, scuola per cardiochirurghi: il Poma sede universitaria

L’ateneo di Milano sceglie il reparto di Rambaldini per formare gli specializzandi. Il primo è arrivato un mese fa: ha 29 anni e ha già partecipato a diversi interventi

MANTOVA. Al primo posto secondo le pagelle del ministero per la più bassa mortalità post intervento, uguale allo 0%. Ma anche tra i primi reparti in Europa nell'impianto di valvole aortiche. E infine meta preferita degli specialisti Usa, che ormai da anni volano a Mantova per imparare nuove tecniche operatorie.

E allora non c'è affatto da stupirsi se il senato accademico dell'università di Milano ha scelto la struttura complessa di Cardiochirurgia del Carlo Poma, diretta dal primario Manfredo Rambaldini, come sede della scuola di specializzazione per formare gli specializzandi del quinto anno. La convenzione, firmata il 15 dicembre dell'anno scorso e operativa dal 15 febbraio di quest'anno, è frutto di un accordo preso tra il direttore generale della Asst, Luca Stucchi, e il direttore della scuola di specializzazione in Cardiochirurgia dell'istituto clinico Sant'Ambrogio di Milano, professor Francesco Donatelli.

Al Poma il primo specializzando è già arrivato: è il dottor Federico Martinelli, 29 anni, milanese, al quinto anno di specializzazione in cardiochirurgia. Il medico ha frequentato i precedenti quattro anni al centro cardiologico Monzino di Milano. Lo specializzando ha già eseguito diversi interventi in sala operatoria al Poma affiancato dall'équipe del primario. «Per noi è una grandissima soddisfazione – commenta il direttore della Cardiochirurgia, Manfredo Rambaldini –. Un riconoscimento per il lavoro svolto in tutti questi anni. In sostanza ogni anno uno specializzando cardiochirurgo di Milano frequenterà il nostro reparto dove sarà addestrato nell'ultimo dei suoi cinque anni, prima della tesi e del diploma di specializzazione. La tesi, tra l'altro, sarà preparata nel nostro ospedale». La Cardiochirurgia del Poma è nata sedici anni fa e ogni anno supera i 500 interventi. Nel 2012 è finita sotto la lente dell’Agenas, l’agenzia per i servizi sanitari nazionali legata al ministero della Salute incaricata di valutare la qualità dei reparti negli ospedali italiani. Al termine dell’indagine il reparto di Rambaldini è stato classificato al primo posto, insieme ad altre quattro strutture italiane, per quanto riguarda la mortalità a trenta giorni dall’intervento di by-pass aortocoronarico, un indicatore riconosciuto a livello mondiale che misura la qualità e l’efficienza dei reparti di Cardiochirurgia. In Italia il valore medio della mortalità era pari a 2,45%. Alla struttura mantovana è stato assegnata una percentuale dello 0%. «È giusto ricordare – riprende il primario – che questi risultati sono il frutto dell’impegno dei miei collaboratori che lavorano con il supporto fondamentale dei cardioanestesisti, dei cardiologi e del resto del personale». Altre al primario in reparto operano altri sei specialisti: Nicola Camurri, Vinicio Fiorani (vicario), Jacopo Manfredi, Annalisa Moggi, Nicola Pederzolli e Paolo Piccoli.

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