Raddoppio a otto zeri, il conto è 900 milioni

Ecco lo studio di prefattibilità di Rfi: ma l’intervento non è in programma. E Fiasconaro propone di archiviare l’autostrada per investire sulla ferrovia

MANTOVA. Come una strada a senso unico alternato, tutta curve, dove le automobili tallonano i camion e sorpassare è impossibile. Viaggiateci voi. Così la ferrovia Milano-Mantova, la linea cenerentola della Lombardia, scandita da 71 passaggi a livello, un singhiozzo che non passa mai. Nemmeno la paura per i ritardi accumulati riesce a spezzarlo (e negli ultimi due anni l’indice di puntualità è pure migliorato). Di raddoppio della linea se ne parla da una vita, ma sempre per approssimazione, come di un sogno ingenuo, opponendo alla necessità dell’intervento un freddo principio di realtà contabile: troppo caro. Già, ma quanto caro? Ad agganciare il progetto a dei numeri certi, tondi, concreti, forse per la prima volta, è l’amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, in una nota di cui riferisce il consigliere regionale Andrea Fiasconaro (Movimento 5 Stelle), che con lo studio sulla Milano-Mantova commissionato al Politecnico ha messo in marcia una ripensamento della linea. In collaborazione con il deputato e compagno di movimento Alberto Zolezzi.

È lo stesso Gentile a collocare il raddoppio in un orizzonte di medio/lungo periodo, dividendo l’intervento in fasi. «Ad oggi, tenuto conto dei volumi attuali e delle possibili evoluzioni dei traffici, si ritiene prioritario il raddoppio della tratta tra Cremona e Piadena» argomenta Rfi, che ha effettuato uno studio di prefattibilità. I numeri, quindi: il raddoppio completo, per una lunghezza di 84 chilometri, prevede un costo di 900 milioni di euro, di cui 310 per la prima fase tra Cremona e Piadena (28 chilometri). Segnala Gentile che, al momento, l’intervento non figura nel contratto di programma tra Rfi e il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. E nel protocollo d’intesa firmato nel 2014 da Regione Lombardia ed Rfi sono previsti interventi “leggeri”. E si torna così al punto di partenza.

Novecento milioni sono tanti soldi, ma sempre meno del miliardo e passa di euro stimati per l’autostrada Cremona-Mantova (nel frattempo il conto è pure lievitato), ed è in questo scarto, contabile e d’indirizzo politico, che s’inserisce la riflessione di Fiasconaro. Con una premessa di principio: lo studio del Politecnico si concentrava sull’analisi della dinamica domanda-offerta, derubricando il raddoppio a intervento costoso e sovradimensionato, sia per la domanda sia per le esigenze del territorio. La soluzione proposta dal prof Paolo Beria – sostituire i treni regionali meno frequentati con degli autobus, secondo un’ottica di «coincidenze intermodali» – resta in piedi, ma nel frattempo l’orizzonte della discussione pubblica si è allargato, aprendo un largo spiraglio al ripensamento del progetto infrastrutturale.

Succede infatti che nel Programma regionale della mobilità e dei trasporti (Prmt), attualmente sotto la lente della relativa commissione, sia incoraggiato il trasporto collettivo. «Come comunità dovremmo prendere atto di questo indirizzo e decidere cosa volere tra la ferrovia e l’autostrada, visto che entrambe non si possono avere – ragiona il consigliere Fiasconaro – E quando dico comunità mi riferisco alle forze politiche, sociali, imprenditoriali. A un livello più politico, la discussione sul Programma per la mobilità, che tra qualche mese arriverà in consiglio, può essere l’occasione perché il territorio presenti un documento condiviso. Anche dai pendolari».

Tanto più adesso che Maroni sembrerebbe orientato a cedere il 50% di Trenord alle Ferrovie dello Stato: ecco, sarebbe il momento buono per agganciare il convoglio del raddoppio al treno della trattativa. Milano-Mantova x 2.

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