Dama, la libreria in bambù che rispetta l'ambiente firmata da due giovani mantovani

Matteo Rossi e Camilla Bertellini hanno presentato la loro creazione in bambù al Salone del Mobile di Milano ed è stato un successo. "Abbiamo scelto il bambù e messo a punto un sistema di fissaggio a secco, senza colle. Abbiamo voluto puntare infatti sulla sostenibilità ambientale, usando anche vernice ad acqua”

MILAN O. Tutto parte dall'iscrizione a un concorso di design. Subito arriva, all'improvviso, un'idea, un lampo, un'intuizione. E allora via a disegnare, con le mani, quelle di due giovani architetti mantovani, che si intrecciano tracciando linee e dando vita, su carta, alle forme finora soltanto immaginate.

Il progetto che viene selezionato, l'accordo con un artigiano milanese che lo rende realtà, l'esposizione all'ultimo Salone del mobile di Milano. E ora il futuro, fatto ancora di creatività e immaginazione. È la storia (ancora tutta da scrivere) di Matteo Rossi e Camilla Bertellini, due giovani architetti mantovani che, inseguendo con passione il loro sogno, sono riusciti a portare la loro creazione al Salone del mobile di Milano, uno dei massimi appuntamenti a livello mondiale per il settore del design e dell'architettura.

Da immaginazione a realtà, tutto in pochi mesi: “A settembre dello scorso anno – spiega Matteo, classe 1987 di Porto Mantovano, iscritto da gennaio all'Ordine degli architetti – ci siamo iscritti al concorso Brianza Design, il cui tema erano i mobili per la zona giorno, realizzati in legno”. Subito nei due scocca la scintilla creativa e nasce così “Dama”, mobile realizzato in acciaio e bambù e totalmente componibile, da assemblare secondo il proprio gusto e le proprie necessità. Può diventare libreria, piano di appoggio e contenitore, o tutto ciò contemporaneamente: “Il progetto è nato molto velocemente – gli fa eco Camilla, che di Matteo è, oltre che collega, anche fidanzata – in tre nottate di lavoro era pronto. Poi siamo passati subito alla fase esecutiva”.

Non prima di aver avuto, a novembre, la notizia di essere tra i ventisei progetti selezionati dal concorso per l'esposizione al Salone del mobile. Una notizia che ha riempito di gioia i due giovani architetti e ha contemporaneamente fornito loro una ditta di appoggio, per poter realizzare la loro idea: “La Avbm di Seveso, guidata dall'artigiano Luca Virgilio Brambilla, ha scelto il nostro progetto – spiegano – e abbiamo iniziato la fase operativa. Abbiamo scelto il bambù e messo a punto un sistema di fissaggio a secco, senza colle. Abbiamo voluto puntare infatti sulla sostenibilità ambientale, usando anche vernice ad acqua”. E il nome Dama come è stato scelto? “Essendo un pezzo totalmente componibile – spiega Rossi – l'ho associato al concetto di pedine che si muovono nello spazio, come quelle del gioco della dama”.

L'ultimo passo dunque era lo sbarco al Salone del mobile, andato in scena la settimana scorsa a Milano: “Eravamo collocati nello stand Avbm, inserito nei trecento metri quadrati riservati ai vincitori del concorso Brianza Design. Siamo molto contenti, è stata un'esperienza bellissima. Ci hanno chiesto tantissime variazioni, per poter adattare il nostro mobile a diverse stanze della casa, in versioni diverse. Ha riscosso molto interesse da parte del mercato orientale, dato che là il bambù non è usato come materiale di design, ma anche russi e nord-europei ci hanno chiesto contatti e informazioni. Ci sono arrivate inoltre numerose richieste di collaborazione, sia dall'estero che dall'Italia. I primi quattro giorni di Salone, i più importanti in quanto aperti soltanto agli addetti ai lavori, sono stati davvero proficui, con foto del nostro pezzo scelte anche da quotidiani nazionali come La Repubblica e Il Giornale”.

E ora? Cosa riserverà il futuro? “Vogliamo puntare sul design, un mondo che ci piace tantissimo, soprattutto per quanto riguarda la parte dell'arredo. Abbiamo già in cantiere nuovi progetti, tra cui uno scrittoio e una panca. Ma vogliamo anche dare slancio alla nostra professione di architetti”. Qui a Mantova? “È difficile, qui purtroppo c'è davvero poco, si fa molta fatica e per questo stiamo valutando di spostarci. Andremo dove avremo la possibilità di lavorare, l'esperienza milanese ci ha aperto le porte di un mondo completamente diverso”. 

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