Shakespeare e Mantova: alla ricerca della bottega dello speziale

Il Sottoportico dei Lattonai quando era ancora percorribile

Per ricordare i 400 anni dalla morte del più grande drammaturgo di ogni epoca ci armiamo di fantasia. Ripercorriamo Romeo e Giulietta e proviamo a immaginare dove fosse l'ambientazione mantovana. Il Sottoportico dei Lattonai sembra perfetto per una bottega in cui cercare veleno illegale...

MANTOVA. Lo immaginiamo così: aggirarsi per Mantova con lo sguardo attento. I particolari che si fissano nella mente. E poi quel giorno tra il 1594 e il 1596, in cui scelse la nostra città per la sua opera manifesto dell'amore, le immagini delle nostre vie che gli tornano prepotenti alla memoria.

Quel forestiero in viaggio nelle acquitrinose terre dei Gonzaga è William Shakespeare. E nel quattrocentesimo anniversario della sua morte (23 aprile 1616) ci piace legare il suo ricordo alla capitale rinascimentale che ha immortalato in Romeo e Giulietta.

Qui si rifugia in esilio Romeo, ovviamente tutt'altro che entusiasta dell'obbligato soggiorno. "Non esiste mondo fuor dalle mura di Verona; ma solo purgatorio, tortura, inferno. Chi è bandito di qui è bandito dal mondo e l'esilio dal mondo è morte".

Qui non riesce ad arrivare il messaggero inviato da Frate Lorenzo. Frate Giovanni è tenuto lontano dalla città, tormentata dalla peste. L’astuto piano per ricongiungere i due innamorati naufraga. Romeo, disperato per la morte dell’amata (ignora che sia solo profondamente addormentata), si reca da un “macilento speziale” per procurarsi il veleno con cui successivamente si suiciderà di fianco a Giulietta.

Dove fosse precisamente quel luogo non è dato sapersi. Ne ha scritto più volte, da ultimo domenica 10 aprile, anche il nostro Renzo Dall’Ara che “Romeo cavalca fino a Mantova per comprare la dose di veleno (atto 5°, scena I). Il farmacista aveva casa e bottega, descritte nei particolari, purtroppo senza indirizzo”. Dall’Ara ricorda tutti i passaggi mantovani dell’opera nel suo pezzo, ma noi vogliamo concentrarci sull’indirizzo di quella bottega, giocando con la fantasia. Proprio Dall’Ara ci ricorda come “noi rimaniamo fermi sempre alla casa d'angolo tra via Chiassi e via de Cani con la scritta sull'architrave a testimoniare l'antica presenza del Collegio degli Speziali”.

La Casa de' Speziali, in via Chiassi 24. Il sito Lombardia Beni Culturali ne ipotizza la costruzione a partire dal 1754

Potremmo accontentarci e fermarci qui, dove si fermano in molti. Ma ci spingiamo oltre. Perché non immaginare invece che quello speziale, proprio perché “macilento” non trovasse più posto presso il Collegio, bensì altrove. E allora quale angolo migliore in città che il Sottoportico dei Lattonai? “E’ un tunnel pieno di casette e botteghine, scale, finestre, travi e ballatoi. E’ una città in un budello”. Lo descrive così Stefano Scansani, collega ed espertissimo conoscitore della città, nella sua preziosa guida Omnia Mantova (edizioni Tre Lune). Immagina lo scalone neoromanico come potenziale scenario per Il bacio di Francesco Hayez, cui peraltro dobbiamo gli affreschi del soffitto del Teatro Sociale. C’erano i lattonai, gli artigiani della latta. Con i loro laboratori. “A destra i laboratori e le dimore lillupuziane” scrive ancora l’attuale direttore della Gazzetta di Reggio nel suo testo.

Chissà, magari è proprio lì, in quello stretto passaggio tra piazza Broletto e piazza Erbe, che Shakespeare ha immaginato la bottega senza indirizzo. Del resto quel “farmacista” “vestito di stracci e torvo in viso, s'aggirava qui intorno, allampanato, ridotto pelle e ossa dalla fame, a coglier semplici ed erbe diverse. Dentro la squallida sua botteguccia era appesa una grossa tartaruga accanto a un coccodrillo imbalsamato, e pelli di diversi brutti pesci; e tutt'intorno, su degli scaffali, un'accozzaglia di scatole vuote, vasi di terracotta color verde, vesciche enfiate e sementi ammuffite, spaghi e pasticche di rosa canina rinsecche e tutte forate dai tarli; il tutto sparso qua e là alla meglio, come messo a far mostra”. Un luogo che ci strarebbe bene tra tanti piccini negozi di lattonai. “Davanti a tal miseria, mi son detto – ragiona Romeo -: se uno abbisognasse d'un veleno, la cui vendita a Mantova è vietata, anzi punita fino con la morte, qui vive un miserabile pitocco che glielo venderebbe...”

Servono fantasia e immaginazione. Non mancavano certo al più grande drammaturgo di sempre, di cui oggi ricordiamo la morte. Ci prendiamo il lusso di sfoggiarne un po’ anche noi, in questa personalissima ricostruzione. Ne serviranno ai turisti, visto che il Sottoportico è ancora chiuso, ingabbiato dai lavori di ristrutturazione del Palazzo e della torre del Podestà.

Chissà però che un giorno non possa apparire una targhetta piccolina per inserire il Sottoportico dei Lattonai in un percorso letterario, come apparve dal nulla il balcone di Giulietta a Verona…

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Lo sapevate che:

William Shakespeare, le cose che (forse) non sapevi

- Esattamente nello stesso giorno del 23 aprile 1616, oltre a Shakespeare è morto anche lo spagnolo Miguel De Cervantes (nato nel 1547, Shakespeare era nato nel 1564). In realtà, Cervantes è morto il 23 aprile secondo il calendario gregoriano, mentre Shakespeare è morto il 23 aprile secondo il calendario giuliano, all’epoca ancora in vigore in Inghilterra e quindi dieci giorni dopo.

- Tra le fonti di ispirazione di Shakespeare sembra ci sia stato anche Matteo Bandello. E' un umanista del '500 che trovò protezione presso i Gonzaga e si distinse come letterato per aver raccolto diverse novelle  - come usava allora - da varie fonti. L'opera è mantovana d'adozione, visto che al momento della pubblicazione Bandello risiedeva a Castel Goffredo. Shakespeare sembrerebbe aver attinto dal novelliere - tradotto in francese - per Romeo e Giulietta e altre opere.

-  Nell'articolo di Renzo Dall'Ara si segnala come Shakespeare citi Mantova anche in altre due opere. La prima "I due gentiluomini di Verona". La scena "è a Verona, a Milano e sui confini di Mantova". Atto 4°, scena I "Una foresta fra Mantova e Verona"; scena 3°: "Una foresta sui confini di Mantova". Uno dei bravacci all'agguato confessa di essere stato "bandito da Mantova per aver pugnalato al cuore un gentiluomo". E la seconda "La bisbetica domata" dove elenca tra i personaggi un "pedante di Mantova": difficile interpretarlo come noioso, preferibile arrischiare uno che, camminando, veniva da Mantova per sentirsi accogliere così: "C'è la morte per chiunque da Mantova venga a Padova. Le nostre navi sono bloccate a Venezia per una bega personale con il vostro Duca".

- Oltre ai vari adattamenti di Giulietta e Romeo, tra i film ripresi da trame shakespeariane ricordiamo "West side story", "Il pianeta proibito", "10 cose che odio di te" e "Il bisbetico domato".

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