Tagli all’Edipower, in 13 da ricollocare

Scarsa richiesta di energia, un gruppo fermo. A2A chiede di trasferire sette turnisti e sei impiegati

SERMIDE. L’organico della centrale termoelettrica Edipower-A2A di Sermide si assottiglia ulteriormente. È di un paio di giorni fa la richiesta della società proprietaria, la multiutility A2A di Brecia, di ricollocare, cioè trasferire in altra sede, tredici persone, sette turnisti e sei normalisti, perlopiù impiegati.

Già l’altro ieri i vertici della società hanno incontrato i sindacati, rappresentati da Luciano Donadello della Cisl e Marco Sanbenedetto della Cgil per informarli della novità. I sindacati al momento non possono fare altro che prendere atto della decisione. Non si tratta infatti di tagli, ma di ricollocamento. Una decisione presa da A2A (che da ottobre avrà completamente inglobato Edipower, facendone decadere il marchio) in considerazione del fatto che dal 1° gennaio il gruppo elettrico da 400 megawatt è fermo. C’è scarsa richiesta di energia, quindi l’attuale personale di 64 persone è ritenuto eccessivo.

«Siamo molto amareggiati proprio perché abbiamo le mani legate - commenta Luciano Donadello - Purtroppo è un accordo nazionale che prevede, in caso di esubero, il trasferimento di parte dell’organico ad altri impianti della società».

E questo è quanto proposto dall’azienda a partire da giugno. Le tredici persone, che devono ancora essere individuate, saranno destinate alla omologa centrale termoelettrica di Chivasso, al nucleo idroelettrico di Udine e ad altri impianti o uffici della sede di Brescia.

Trasferte, anzi trasferimenti - perché non si parla di temporaneità ma di una situazione definitiva - di una certa portata, oltre cento chilometri, che per persone che vivono a Sermide e dintorni comporta uno stravolgimento di vita. Situazioni lavorative che non possono prevedere un pendolarismo quotidiano, ma almeno settimanale.

Rabbia, amarezza e tensione quindi tra i corridoi della centrale di Sermide, dove i dipendenti stanno attendendo la comunicazione ufficiale di chi dovrà spostarsi.

«Sono tutte persone con una certa anzianità di servizio, non giovanissime, quindi gente con moglie e figli che dovranno lasciare la propria casa per tornare solo nel fine settimana. Certo non perdono il lavoro come sta succedendo in tante altre aziende - va avanti il sindacalista - ma non per tutti sarà facile trasferirsi così lontano».

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