«Il raddoppio della ferrovia? E' a portata di mano»

Colaninno: "Le Fs vogliono andare avanti con il progetto. Siamo vicini al risultato, ma tutti devono remare nella stessa direzione". L'intervento costerebbe 900 milioni

MANTOVA. Milano-Mantova via Roma: prossima fermata, ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tratta impossibile? No, è la formula del raddoppio del binario unico e affollato che da piazza don Leoni corre (si fa per dire) fino a Codogno, un singhiozzo lungo 90 chilometri, scandito da 53 passaggi a livello (71 contando anche quelli fino alla Stazione Centrale). Ogni giorno ci viaggiano 12mila persone e 64 treni, più i convogli merce dal passo lento. Morale, da Mantova a Codogno la strada ferrata è un imbuto a senso unico alternato, basta un intoppo, pure banale, a bloccare la circolazione. Vero, la robusta cura dell’ad di Trenord, Cinzia Farisè, ha svecchiato la flotta e raddrizzato l’indice di puntualità (oggi al 91%), ma alla radice dell’isolamento infrastrutturale di Mantova resta la magagna dei binario. La buona notizia è che, dopo anni d’attesa e promesse, questa volta l’obiettivo del raddoppio «è a portata di mano».
A riferirlo è il deputato mantovano Matteo Colaninno (Pd) che interviene a mettere un punto fermo dopo la polemica recente innescata dalle parole di Roberto Maroni e alimentata da Marco Carra, parlamentare democratico pure lui. Polemica da cui Colaninno si chiama fuori: «Io dico che adesso tutti i soggetti istituzionali coinvolti devono remare nella stessa direzione, perché siamo vicini all’obiettivo. Ferrovie dello Stato mi ha confermato la volontà a mantenere gli impegni presi dall’amministratore delegato del Gruppo, Mazzoncini, e dall’ad di Rfi, Gentile, durante gli incontri con me e il sindaco di Mantova Palazzi».

Impegno, quello di Fs ed Rfi, che si è tradotto in uno studio di fattibilità: come la Gazzetta ha già anticipato, moltiplicare per due l’intero binario costerebbe 900 milioni di euro. «I vertici del Gruppo sottoporranno al ministro Delrio il primo lotto funzionale, che prevede il raddoppio di un terzo della linea – informa Colaninno – Quando? A breve, già nelle prossime settimane. Insomma, nulla è cambiato e l’intervento sulla Milano-Mantova è stato inserito tra le priorità di Rfi». L’appello è a Palazzi, a Maroni, all’assessore regionale Fava, ai deputati mantovani tutti perché «stiano sul pezzo» e, ognuno per la propria parte, solleciti il ministro a sposare e finanziare il progetto passando dal Cipe. Il Comitato interministeriale per la programmazione economica.
Colaninno, che per sé rivendica il ruolo di “ariete” rispetto alla questione, avendo aperto un canale diretto con il livello romano di Ferrovie dello Stato, invita tutti a fare squadra. Dal canto suo, riferiva Palazzi nei giorni scorsi di aver già sentito Delrio, col quale ha appuntamento all’inizio di giugno «per ragionare sulle infrastrutture nel Mantovano». Con la ferrovia in cima alla lista.
La polemica era scoppiata dopo la sollecitazione pubblica di Maroni al Governo perché finanziasse il raddoppio, declinando la promessa generica in impegno solido. «Peccato che al ministero delle Infrastrutture non ne sappiano nulla, perché dalla regione Lombardia non è arrivata alcuna richiesta» la replica di Carra, dopo una verifica con gli uffici. Controreplica di Maroni: «La trattativa è con Rfi, Delrio ne è a conoscenza informalmente». Acqua passata, la polemica è già dirottata sul binario morto delle tempeste in bicchiere.
Igor Cipollina

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