Omicidio Sancho, annullata la condanna

La Cassazione boccia la sentenza di 16 anni inflitta al muratore di Suzzara. Ora la parola ai giudici di Milano

MOTTEGGIANA. Annullata la sentenza di condanna a sedici anni di reclusione inflitta a Raffaele Galdini, il muratore 36enne di Suzzara accusato dell’omicidio di Vittore Tirelli, il rigattiere 75enne di Motteggiana meglio conosciuto con il nome di “Sancho”. La sentenza di condanna era stata emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Brescia ma la Cassazione l’ha bocciata nella giornata di mercoledì.

La partita, però, è tutt’altro che chiusa. Il caso è stato rinviato, infatti, alla Corte d’Assise d’Appello di Milano, che dovrà valutare il ricorso presentato dalla Procura di Mantova e rifare, eventualmente l’intera istruttoria. In poche parole - secondo l’avvocato di Galdini Carlo Spaggiari - la Cassazione non ha ritenuto sufficienti le argomentazioni presentate dall’accusa, rispetto a quelle raccolte durante l’intero processo di primo grado a Mantova e che ha mandato assolto l’imputato.

Raffaele Galdini

I giudici di Milano, che a questo punto diventano super partes, potrebbero assolvere ma anche condannare. Si torna dunque al punto di partenza.

Il tragico fatto di sangue era avvenuto il 3 agosto 2010. Quel giorno, secondo l'accusa, Galdini avrebbe spinto giù dall'argine del Po la vittima, facendola precipitare da un'altezza di circa sette metri. La colluttazione sarebbe nata dopo che Tirelli aveva rifiutato, come altre volte era avvenuto, secondo i testimoni, di consegnare i soldi della sua pensione. A seguito della caduta la vittima aveva battuto violentemente la testa contro i massi e un palo di cemento. Un trauma che si era rivelato fatale.

Vittore Tirelli detto Sancho

La sentenza di primo grado aveva imputato a Galdini la sola colpa di essersi fatto prendere dall'agitazione e aver involontariamente ritardato l'allarme dopo aver trovato l'amico morto sulla riva del Po.

Per la Corte non fu spinto, gettato, o picchiato da alcuno. Fu un tragico incidente.

Ma nel suo ricorso alla Corte di Assise d'appello di Brescia, il procurator aveva evidenziato alcune delle circostanze che portavano all'omicidio dell'anziano rigattiere. Il corpo di Tirelli era stato recuperato nel Po completamente nudo dalla cintola in giù. Sulla perpendicolare c'erano tracce di sangue sulla riva. È morto, per i traumi subiti, prima che il suo corpo finisse in acqua. Escluso, quindi l'annegamento.

Altre circostanze valutate da Condorelli nel suo ricorso riguardavano il comportamento di Sancho e quello di Galdini nei giorni precedenti la morte. Molti testimoni avevano confermato che Tirelli aveva paura e che era già due mesi che gli portavano via la pensione, al punto che voleva aprire un conto corrente su cui versare il denaro.

La Cassazione, con la sentenza di mercoledì, ha sostanzialmente considerato il ricorso della Procura una mera rivisitazione delle carte processuali che non avrebbe introdotto grandi novità rispetto a quelle presentate in Assise a Mantova.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

La guida allo shopping del Gruppo Gedi