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Le imprese sfidano la Cgil: «Dica chi non è in regola. Qui il caporalato non esiste»

Il consorzio e le aziende del melone negano il quadro pesante tracciato dal sindacato «Qui caporalato e operai sottopagati non esistono». La Cisl: allarme esagerato

Francesco Abiuso
2 minuti di lettura

MANTOVA. Caporalato e sfruttamento? «Roba da altri mondi». Non qui. Non a Sermide, Viadana, Rodigo e altri paesi del Mantovano dove si produce l’oro giallo, il melone, che negli anni ha reso famosa Mantova nel mondo. Questa in sintesi la replica che arriva, in sintonia, dai vari protagonisti del distretto agricolo: il consorzio di produttori, gli imprenditori, le stesse istituzioni della zona come il sindaco di Sermide, Paolo Calzolari, che si dice «disgustato» dalle accuse contenute nel report messo assieme dalla Flai Cgil. Anche se, però, non vuole commentare né entrare nel merito della questione. E così anche gli altri: sono pronti a giurare, spesso senza apparire, che le accuse sono fango gettato addosso al distretto, che dietro alla pubblicazione del rapporto c’è qualche tipo di macchinazione («la vendetta della Cgil dopo lo strappo sindacale nei confronti della Cisl sul caso della Lorenzini Naturamica», «la ritorsione di qualche gruppo di braccianti marocchini nei confronti dei rivali bulgari...»). Ma più smussata si fa la risposta alla domanda: è tutto in regola, quindi, nel distretto del melone? «Mah, forse da qualche parte...».

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Caporali e braccianti sfruttati: ecco la vita nelle melonaie]]

«Tutti gli anni, di questi tempi, viene sempre fuori lo stesso articolo – commenta Mauro Aguzzi, presidente del consorzio del melone mantovano Igp – ma non mi risulta che ci siano casi di sfruttamento né tantomeno di caporalato. Evidentemente qualcuno ha qualcosa da ridire, e ha interesse a gettare queste accuse. Ma bisogna fare nomi e cognomi, altrimenti si rischia di gettare fango su un intero settore fatto di aziende che sono sane. Qui non ci sono gli schiavi». Dunque, accuse infondate: «Credo sia una sorta di ritorsione nei confronti di qualche azienda. Magari da parte di qualcuno al quale non è stato rinnovato il contratto».

«State attenti a quello che dite e a quello che fate» tuona minaccioso Tonino Zerbinati, titolare dell'omonima azienda agricola di Sermide. Poi si scusa: «Sono appena saltato fuori da otto anni di processo». E argomenta: «Qui non siamo nel Foggiano, ci sono aziende oneste, che stanno a fatica sopravvivendo alla crisi. C’è chi non sa come pagare gli operai, eppure è l’unico filo di economia che resiste a Sermide dopo la crisi dell’edilizia. Forse ci sarà qualche caso isolato, chissà. Ma che cosa significa lanciare accuse gratuite dicendo che ci sono i caporali? Chi sono? Dite nomi e cognomi».

Roberto Nadalini, altro produttore, ci ha detto di non avere letto l’articolo. Non siamo riusciti a raggiungere telefonicamente Daniele Lorenzini.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Lavoratori stagionali È allarme caporalato]]

Ha chiamato la Gazzetta per dire la sua, invece, Marco Mondadori, tecnico agronomo che ha lavora per molte aziende del settore: «I braccianti non sono sottopagati, guadagnano anche 1.300-1.400 euro al mese e per i periodi in cui sono fermi percepiscono anche la disoccupazione agricola. La situazione delle aziende mantovane è sana, sanissima. Tutti occupati. Sono stati fatti anche tanti controlli della Guardia di Finanza. E lo dico io che ci lavoro e lavoro anche in Sicilia, nelle filiali delle nostre aziende».

Ma questi saranno i contrattualizzati, ribadiamo, e gli altri? «Ma le pare che un’azienda che ha il 90% dei lavoratori in nero si rovini la credibilità e rischi dei guai per l’altro 10% dei lavoratori? Ma che senso avrebbe? Notizie come queste fanno danni a un settore che vale decine di milioni di euro». Ma le finte cooperative bulgare, chiamate per abbassare le pretese dei contrattualizzati? «Qualche bulgaro c’è, ma lavora legittimamente. E se viene separato dagli altri lavoratori è perché è la legge a richiederlo, trattandosi di un appalto di manodopera».

Nessun commento né da parte della Coldiretti né della Confagricoltura, i cui vertici sono comunque stati contattati dalla Gazzetta.

Interviene anche Sergio Raimondi, delegato della Fai Cisl: «Ci riuniremo per valutare questo report – spiega – quello che posso dire è ci sarà pure qualche cooperativa un po’ da tenere sotto osservazione, ma nel complesso le accuse mi sembrano esagerate. Qui non è Rosarno».

 

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