«Sono alla fame, preferisco il carcere»

L’appello di un quarantenne in attesa di giudizio: mi obbligano a rimanere in casa ma non trovo un lavoro

SABBIONETA. Fuori dal carcere per decorrenza dei termini, ha l’obbligo di dimora a Sabbioneta. Il problema è che trovare lavoro solo all’interno di un comune non è cosa semplice. Le riserve di denaro finiscono e i parenti non sono più in grado di aiutarlo. «A questo punto chiedo ai giudici che mi rimandino in carcere. Qui sono alla fame, non posso lavorare e guadagnare e non posso uscire da Sabbioneta. Che cos’altro posso fare?».

Non è solo una provocazione. Gerardo Ruggiero, 40 anni, salernitano, è disposto davvero a tornare in galera: non vuole più pesare sui famigliari, che stanno impegnando i propri beni o sugli amici che hanno fatto persino una colletta. Chiede o di poter lavorare oppure di tornare in carcere.

Il discorso non fa una grinza. Gerardo racconta che è finito in prigione l’anno scorso per una brutta storia, tentato omicidio della moglie, avvenuto a Salerno: «È stata una lite in cui entrambi ci siamo picchiati. Ma io, lei, l’ho solo graffiata».

Avendo un figlio maggiorenne a Sabbioneta, Gerardo dopo il fattaccio e la prospettiva dell’arresto, sale al nord dal figlio e si presenta ai carabinieri di Sabbioneta per farsi arrestare. «Così finisco in carcere a Mantova. Ma lo stesso giudice ha riconosciuto l’insussistenza delle accuse».

Non stiamo comunque a disquisire sulla legittimità o meno delle accuse e delle motivazioni dell’arresto. Gerardo finisce in carcere e poi, un paio di mesi fa, viene rilasciato, in attesa di processo «di cui ancora non so niente».

Gli viene assegnato l’obbligo di dimora all’interno del territorio di Sabbioneta e lui si stabilisce dal figlio ventiduenne.

«Il fatto è che, dopo un paio di mesi, i miei risparmi sono finiti. Non posso pesare su mio figlio, lui lavora ma ha appena quei pochi soldi che bastano per sé. Ha comprato da poco la macchina, ha la fidanzata, non riusciamo a vivere con il suo stipendio».

«Avevo trovato lavoro a Boretto – prosegue nel suo racconto – pochi chilometri da qui, ma i carabinieri non mi hanno permesso di accettarlo perché l’ordinanza del giudice impone il divieto di lasciare Sabbioneta. Ma io qui a Sabbioneta cosa posso trovare? Nessuno mi prenderebbe, tutti sanno chi sono e perché sono qui, chi darebbe lavoro a un carcerato? Si parla tanto di reinserimento sociale, di percorsi verso l’autonomia e di sostegno. Io sono stato lasciato completamente da solo, ma soprattutto non in grado di mantenermi. Pensi che mia madre ottantenne, a Salerno, per darmi una mano adesso sta vendendo alcuni suoi beni eD alcuni miei amici hanno fatto una colletta, con quello che possono, per aiutarmi. Ma non posso fare la carità per sempre. Vorrei che il processo cominciasse una buona volta e, guardi, anche che mi condannassero così sconto la mia pena e poi posso tornare ad essere un uomo normale».

Gerardo ci racconta che sa fare di tutto, ha avuto e gestito ristoranti, ha lavorato come metalmeccanico e girato l’Europa sempre per motivi legati al lavoro. «Ho fatto di tutto nella mia vita, sono capace di fare tante cose, di svolgere tanti mestieri. Pensi che quando avevo un locale a Salerno ho assunto anche carcerati. Perché nessuno può darmi questa opportunità?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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