Le melonaie di Sermide: «Qui non c’è la mafia»

Un momento della conferenza di ieri alla Teleferica di Sermide

Calzolari propone un tavolo con imprese e sindacati per un percorso condiviso: «Il Consorzio rispetta le regole: non devono pagare tutti indistintamente»

SERMIDE. «A Sermide non c’è la mafia». Questo è il presupposto da cui si vuole far partire il tavolo di confronto proposto ieri dal sindaco di Sermide Paolo Calzolari.

L’intento è di analizzare le situazioni problematiche dei braccianti agricoli nel distretto del melone e gli attori in campo sono le aziende con il Consorzio del melone mantovano Igp, le associazioni di categoria e i sindacati. La scorsa settimana il report dell’osservatorio Placido Rizzotto della Cgil aveva denunciato casi di sfruttamento dei braccianti e la presenza di cooperative che usavano modalità vicine al caporalato.

«Questo ha danneggiato profondamente l’intero settore, il prodotto e il territorio - dice il Consorzio - le nostre aziende non sfruttano i braccianti in alcun modo: rispettiamo le regole e i contratti e abbiamo certificazioni che lo provano. Abbiamo subìto un grave danno di immagine e molti sforzi fatti per promuovere il melone mantovano igp sono stati vanificati».

Alcune aziende si sono viste annullare dei contratti di fornitura e le banche hanno mostrato preoccupazione per i crediti aperti, «nel contesto di una stagione che non è iniziata molto bene», precisa il presidente di Confagricoltura Mantova, Matteo Lasagna.

«Noi crediamo in un lavoro etico - dice Mauro Aguzzi, presidente del Consorzio -, le nostre aziende fanno sacrifici e servono investimenti pesanti per far conoscere il prodotto a livello europeo, ma episodi come questi danneggiano la nostra credibilità». Al Consorzio aderiscono in tutta la provincia nove aziende agricole, di cui quattro sono a Sermide. «Noi possiamo parlare per le nostre imprese - dice Francesca Nadalini, membro del Consorzio - e sappiamo di essere in regola, quello che succede al di fuori non lo sappiamo, ma il Consorzio non può essere in alcun modo associato a situazioni di sfruttamento, perché al nostro interno non ci sono. La mia azienda sta lavorando anche per entrare nella Rete del lavoro agricolo di qualità, ma la burocrazia è tanta e la gestione dell’impresa ci lascia poco tempo».

«Bisogna far presto - ha detto il sindaco Calzolari - nell’interesse dei lavoratori, dei produttori e del territorio. Deve essere l’occasione per sedersi attorno a un tavolo e affrontare i problemi legati ai braccianti, capire quali sono gli episodi di criticità e stabilire dei protocolli per risolverli definitivamente, con l’aiuto dei sindacati che possono definire i criteri cui devono rispondere le cooperative alle quali le aziende si possono rivolgere nei momenti in cui hanno necessità di più lavoratori».

La proposta del sindaco è quella di lavorare per una soluzione locale del problema con un patto d’area condiviso da tutte le parti in causa. Confagricoltura si è associata proponendo una white list delle cooperative, la Fai Cisl si è detta disponibile a cercare soluzioni condivise, ma la Flai Cgil ha replicato che la white list già esiste ed è la rete del lavoro agricolo di qualità. Calzolari ha chiuso auspicando l’avvio di un percorso virtuoso già la prossima settimana per agevolare la legalità con un patto d’area e una certificazione delle cooperative.

Giorgio Pinotti

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