Delrio impegna il governo «Al lavoro per i pendolari»

Il ministro: «Le linee mantovane sul nostro tavolo. Le Regioni ora hanno i soldi»

MANTOVA. I soldi per migliorare il trasporto ferroviario regionale sono già stati stanziati; quanto all’autostrada Mantova-Cremona, il Governo darà l’ok solo se «starà in piedi» sia economicamente che dal punto di vista ambientale. Il ministro delle infrastrutture e trasporti, Graziano Delrio, parla del futuro infrastrutturale di Mantova e del Paese a margine dell’assemblea nazionale di Anita, l’associazione nazionale delle imprese di trasporti automobilistici, che si è svolta sabato 18 giugno al Mamu. Dove, poco prima, lo stesso Delrio aveva dichiarato: «L’orizzonte dell’Italia è il trasporto ferroviario delle merci, ma le distanze brevi hanno bisogno di un sistema di autotrasporto su gomma sicuro, sostenibile e qualificato che aiuteremo in maniera innovativa».

I collegamenti ferroviari Mantova-Milano non funzionano. Non solo. Mantova guarda a Verona, ma anche questa linea ha bisogno di interventi urgenti. Va bene che sono di competenza regionale, ma cosa potrebbe fare il Governo per migliorare la situazione?

«Abbiamo garantito due cose alle Regioni: la prima, una assoluta disponibilità, mettendo risorse, a rinnovare il parco treni. Abbiamo, infatti, una gara aperta da 4 miliardi che sta per essere aggiudicata e costruiamo una società mista con i privati che acquisterà i treni. Quindi, il tema delle Regioni che non hanno i soldi per acquistarli scomparirà dall’orizzonte. Non solo. C’è oltre un miliardo di euro del Governo, a cui si aggiungeranno altri soldi dei privati, sempre per il rinnovo del parco rotabile sia su ferro che su gomma. Soldi veri già stanziati».

E il secondo punto qual è?

«È l’investimento sulla rete regionale. Abbiamo dato a Rfi 18 miliardi con indirizzi ben precisi per potenziare la rete regionale laddove è di nostra competenza. Almeno 3 miliardi sono finalizzati al potenziamento infraregionale perché per noi il trasporto locale è una priorità assoluta come le merci. Dalla stagione dell’alta velocità vincente almeno al nord dobbiamo passare alla stagione delle merci e del trasporto pendolare: abbiamo diversi progetti che stiamo esaminando con le regioni, tra cui ci sono le linee che interessano Mantova. Certamente il corridoio del Brennero diventerà uno dei corridoi fondamentali perché fa parte della direttrice nord-sud e Mantova, come Verona, si troverà al centro di una rete strategica europea perché si troverà all’incrocio tra due grandi corridoi. È evidente che c’è un quadro generale, strategico, logistico molto rilevante per tutta l’area e una serie di potenzialità che vanno sfruttate, senza dimenticare il potenziamento reti regionali. I nostri progetti sono pronti».

Mantova ho un porto fluviale, quello di Valdaro, sottoutilizzato. Eppure, con il sistema idroviario, potrebbe essere una risorsa per tutto il Paese. Cosa ne pensa?

«Sulle idrovie interne, dove Mantova gioca un ruolo decisivo, stiamo lavorando con energia rinnovata, anche se il tempo da recuperare è notevole. L’Italia ha trascurato troppo questo settore. Abbiamo trasferito di recente diversi milioni di euro per far riprendere a pieno ritmo questa attività di adeguamento delle vie navigabili interne perché nel trasporto sostenibile ci sta la cura sia del ferro e che dell’acqua. Le poche idrovie che abbiamo, a partire da quella padano-veneta, vanno sfruttate al meglio».

Se passa riforma costituzionale, Mantova diventerà area vasta con Cremona. A quel punto l’autostrada per unire le due città diventerebbe fondamentale. Anche in questo caso la competenza è regionale; però, che cosa potrebbe fare il Governo tenendo conto che, sui due territori, non tutti sono d’accordo a realizzare questa infrastruttura?

«Il Governo sull’autostrada Mantova-Cremoma, come su tutte le autostrade, farà una verifica di congruità: se sono project financing devono stare in piedi con l’investimento del privato, devono essere opere che non devastano l’ambiente. Si fanno i progetti che sono credibili, che stanno davvero in piedi perché ne abbiamo almeno una decina che non si capisce come possano reggere dal punto di vista imprenditoriale. Siamo molto laici, la nostra struttura di missione, che presiede il professor Cascietta, fa le valutazioni progettuali: verifica se hanno l’utilità vera per i territori e la sostenibilità economica. La Mantova-Cremona, nella valutazione, dovrà stare in piedi assieme al Tibre, perché essa va valutata all’interno delle esigenze di mobilità di un territorio vasto. La riforma serve a far ragionare i territori in termini di aree vaste e non di localismi».

La strada per coniugare sostenibilità e mobilità sembra ancora lunga da percorrere...

«Sì, però due anni fa non vi sareste immaginati che il ministro dei trasporti venisse ad un’assemblea degli autotrasportatori e che vi fosse una piena unità di intenti con gli autotrasportatori. Che hanno accettato di ridurre gli incentivi, di mettere incentivi su cura del ferro e cura dell’acqua e quindi su marebonus e ferrobonus, che condividono pienamente che l’orizzonte è lo spostamento delle merci da gomma a treno. Questa è una grande rivoluzione culturale che è partita in Italia e che trova piena condivisione. Io sono molto fiducioso e gli effetti si vedono già. Ci siamo posti un obiettivo molto ambizioso e cioè lo spostamento delle merci del 30% non lo vogliamo fare al 2030 ma entro il 2021».

Gli autotrasportatori chiedono la decontribuzione per chi è impegnato nei trasporti internazionali....

«Agli autotrasportatori abbiamo dato risposta su tutte le altre cose che ci hanno chiesto, e cioè di favorire gli investimenti che sono già più 30% nel primo quadrimestre. Sulla decontribuzione abbiamo il problema, come per il decreto investimenti, di avere il via libera dal ministero dell’economia e dall’Europa. Non dimentichiamo, però, che la deducibilità dell’Irap sul costo del lavoro e una decontribuzione per le imprese».

A che punto è la costituzione della società in house per A22 in vista del rinnovo diretto della concessione?

«Abbiamo dato tutte le autorizzazioni. A quanto ne so, stanno completando la fuoriuscita dei privati. Appena l’avranno completata bisogna correre a fare gli investimenti promessi da troppi anni e mai realizzati».

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