E' tempo di maturità e il ricordo è ancora vivo nel fuorisede: "In bocca al lupo a tutti!"

Tanti ragazzi mantovani ogni settimana "emigrano" per poter studiare all'università. Due di loro, in due città diverse, ci raccontano la vita da fuorisede in questa rubrica-blog. Elisa studia Lettere a Trento

TRENTO. I banchi allestiti per la maturità, divisi e incolonnati perfettamente, solo quelli mi davano preoccupazione. Sono passati 4 anni dalla mia maturità, ma il ricordo è ancora molto vivo. Sembra un tempo lontanissimo, lo sembrava anche l'anno a seguire.

Era stato un anno, tout court, non concluso. Il terremoto ci aveva obbligati a finire le lezioni prima del previsto, nessuna festa di fine anno e nessun saluto; ci siamo rivisti dopo una quindicina di giorni tra quei banchi.

Ricordo i fogli dei quaderni che si appiccicavano alle dita, gli schemi sparsi ovunque sul mio tavolo, gli scambi di mail con il professore di italiano per definire le ultime cose del programma non concluso. Ho respirato l’ansia dell’esame di maturità divisa nelle piccole particelle di umidità che rendeva già l’aria di Mantova irrespirabile. Ho sentito il silenzio della tensione esser rotto dall’inizio dell’appello, le firme, “signorina prenda a sedere lì”.

L’ultimo in bocca al lupo fa bene, l’ultimo sguardo di intesa con i compagni anche, credetemi.

La parola maturità intimorisce perché è il primo momento importante in cui vi renderete davvero conto di quanto siete grandi e indipendenti. Ve ne renderete conto quando, appoggiato il dizionario di italiano sul banco, inizierete a scrivere il vostro nome sul foglio, a mano ferma, senza nessun timore. Noterete di aver dimenticato l’orologio e chiederete la data al vostro amico vicino, come avete sempre fatto. Partirete dalle vostre consapevolezze e arriverete alla fine.

Esser maturi non vuol dire tirarsi dietro la porta della scuola con il 100/100 e nemmeno col 60. Maturità non è saper guidare la macchina, avere un lavoro o rendersi utili a migliorare il mondo. La maturità è sancita dal mettersi in gioco, mettendo alla prova sé stessi nelle giornate delle prove scritte, orali e in tutta la vita.

Gli esami non finiscono mai.

Provo un pizzico di nostalgia pensando a quella ingenua contentezza che si prova alla fine della scuola. Pensavo che poi sarebbe stato più facile. Mi sbagliavo. La vita vera da studenti inizia dopo quella porta chiusa della vostra scuola, dopo la soglia del cancello del giardino. La cosa bella? Farete quello che più vi piace.

Buona fortuna!

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Elisa Boccanera, ventitreenne divisa tra Mantova, città natale, e Trento, città nella quale frequenta l'università. E' iscritta al corso di “Studi storici e filologico-letterari” con carriera di Lettere moderne. Ama l’arte in ogni suo genere: letteratura, cucina, pittura e natura.

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