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Bucci e la Cattedra Unesco: «Senza non ci sarà futuro»

A fine mandato il prorettore del Politecni rilancia l’internazionalizzazione. Il finanziamento scadrà nel 2017: «Siamo una chance, le istituzioni s’impegnino»

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MANTOVA. Ha seminato con ostinazione, nonostante il terreno fosse difficile, aspro e roccioso, adesso è ansioso di godersi il suo raccolto. Altrimenti, senza frutti, è inutile accanirsi. Inutile e pure azzardato. «Serve serenità, non possiamo più permetterci di rischiare. Non con 800 studenti, 100 professori e 15 impiegati amministrativi. Se ci credono, potremo andare avanti insieme» scandisce Federico Bucci, il prorettore del polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano.

Il «ci credono» è riferito alle istituzioni politiche e alla Fondazione università di Mantova (Fum), la semina è di idee, progetti, entusiasmi. Mandato vivace, il suo, percorso da scosse e accelerazioni: il prorettore non hai mai preteso soldi, ma attenzioni e coinvolgimento nelle fibre della provincia dalla buccia dura. Più di tutto, vorrebbe che il Politecnico con i suoi studenti fosse vissuto come un’opportunità. Lo ha sempre sostenuto in modo schietto, a tratti ruvido, e lo ripete adesso, in coda al suo mandato, mentre tratteggia un bilancio dei suoi quattro anni da prorettore, seduto nel nuovo ufficio: quello di prima aveva l’anticamera, questo si apre direttamente sul corridoio e raramente la porta è chiusa. Niente filtri né barriere con gli studenti, un architetto lo sa. Bilancio positivo con piglio risoluto. Ma niente polemiche, stavolta no.

Il motore dell’esperienza mantovana di Bucci è la cattedra Unesco: «È la pietra angolare del polo di Mantova, il progetto che lo specializza rendendolo irripetibile, attrattivo a livello internazionale – s’appassiona Bucci – Il mio stesso mandato era vincolato al rilancio del polo attraverso la cattedra Unesco. Il rettore Giovanni Azzone (in scadenza a dicembre, ndr) mi ha affidato Mantova con l’obiettivo dell’internazionalizzazione,che non si esaurisce nella didattica». Cattedra robusta, quella Unesco, che poggia su un finanziamento di 800mila euro per cinque anni, 200 a carico del Politecnico e 600 della Fum, che ha ottenuto i soldi dalla Fondazione Cariplo agganciando al progetto scientifico quello residenziale dello studentato nell’ex casa della gioventù del littorio. Ora il problema è di prospettiva (breve): i cinque anni si esauriranno con il 2017, tocca trovare altri fondi e, soprattutto, nuove motivazioni.

Per comprimere in schema l’importanza del progetto, Bucci ricorre a carta e penna: la cattedra Unesco è l’ombrello sotto il quale si colloca il corso di laurea in lingua inglese Architectural Design and History, con i suoi 100 studenti da tutto il mondo (per studiare tra le pietre e i palazzi della capitale dell’architettura qualcuno è arrivato anche dalle Hawaii). E poi c’è la gemmazione di Mantova Architettura, che non gode di alcuna sponsorizzazione (l’ultima edizione, in formato speciale, è costata 200mila euro). Guai a chiamarlo festival: «Un progetto forte – lo racconta Bucci – per il Politecnico è il luogo dove si manifestano il rapporto con i beni monumentali di Mantova e la messa in relazione con il mondo». È la provincia piccola che, attraverso il suo patrimonio grande, si scopre davvero capitale. Prima di tutto viene la formazione degli studenti con architetti internazionali, ma perché il progetto non si avviti nell’autoreferenzialità, ecco le conferenze aperte alla città che hanno animato Mantova per tutto il mese di maggio. Aperte e affollate come anche le sei mostre, compreso l’allestimento multimediale e permanente a Palazzo Ducale.

«Il rapporto con le istituzioni culturali della città è buono, così con il presidente del Centro Te Baia Curioni e il direttore del Ducale Assmann, sono le istituzioni politiche che dovrebbero esserci più vicine – confessa Bucci – Mi è dispiaciuto non vedere alle conferenze il sindaco e il presidente della Fum. Più l’alleanza con il territorio è visibile, più si potranno sviluppare dei progetti insieme. Se invece viene a mancare, anche nelle sue espressioni più esteriori, comincia a franarci il terreno sotto i piedi. Lo ripeto, siamo un’opportunità e vorremmo condividere la responsabilità etica di formare i giovani». Domanda a bruciapelo: Bucci è pronto per il suo secondo mandato da prorettore? Risposta diplomatica: «Non dipende da me».

Domanda spinosa: e se non ci fossero più fondi per la cattedra Unesco? «È il momento di chiarirlo adesso, la semina deve dare il suo raccolto. Certo, non è che il polo territoriale muore domattina, ma senza l’internazionalizzazione si asciugherebbe». Se togli la pietra angolare, il palazzo comincia a oscillare.
 

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