In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Paracadutista morta. Confermata la condanna

Un anno ad Andrea Tomasi di Poggio Rusco, direttore del tragico lancio nel 2010. Una giovane caporale finì in un laghetto e annegò: scelta una zona non sicura

1 minuto di lettura

POGGIO RUSCO. A sei anni dalla tragedia confermata la condanna di un anno ad Andrea Tomasi di Poggio Rusco, in relazione alla morte del caporale dell’esercito Melania La Mantia. È invece stato assolto in Cassazione il brigadiere dei carabinieri, ex parà Tuscania, Marco Basilio Schenetti, in servizio e residente a Modena. Era il direttore della scuola di lancio di paracadutismo di Modena che il 20 febbraio 2010 curò il lancio della 22enne trapanese, finito con la morte della debuttante parà annegata dentro un laghetto nei pressi dell’aeroporto di Ravenna.

Confermate invece le condanne in appello per gli altri due imputati: otto mesi al riminese Renzo Carlini, presidente dell’Associazione paracadutisti di Rimini, quel giorno addetto al controllo a terra, e - come detto - un anno di pena a Tomasi, presidente dell’Associazione paracadutisti di Poggio Rusco, in quel momento direttore dei lanci (si trovava sull’aereo).

Al centro di tutte le fasi processuali si è discusso del punto di atterraggio previsto per sei paracadutisti al loro primo lancio. Anziché l’area sicura che doveva trovarsi molto lontana dal laghetto, venne scelto un punto vicino alla pista aeroportuale, comoda ma troppo vicina al laghetto. Infatti, il giovane caporale dell’esercito, prima a lanciarsi, vi cadde dentro senza riuscire ad uscirne perché trattenuta e risucchiata dal paracadute: il corpo fu ritrovato 5 giorni dopo. La giovane parà aveva ancora l’attrezzatura imbracata e il caschetto allacciato. Le perizie hanno stabilito che il paracadute funzionava bene e Melania non aveva accusato alcun malore in aria. La morte è stata dunque provocata da annegamento.

I commenti dei lettori