Per i locali incassi molto limitati

Fra le passioni compulsive i biglietti “gratta e vinci”, utilizzati anche come regali

MANTOVA. “Quando il gioco non è più un gioco” diventa una schiavitù che addormenta il cervello e comanda le dita, slegandone il movimento dalla volontà. Che sia il singhiozzo compulsivo dell’indice sui tasti di una slot machine o il grattare meccanico della moneta sulla patina dorata di un gratta e vinci.

A dare spessore al dato quantitativo del progetto di Gonzaga, freddo nella sua precisione geometrica (8 bar su 14 ospitano al loro interno delle slot machine) e nella misura della distanza dai luoghi sensibili, sono le informazioni qualitative con le quali i mappatori accompagnano le interviste agli esercenti. Sembra quasi di vederli i giocatori che s’infilano con passo nervoso nei bar al mattino presto, per l’appuntamento quotidiano con l’azzardo prima di chiudersi in ufficio, e alla sera, sulla via del ritorno a casa.

Strappa quasi un sorriso leggere che tra le giornate di maggiore affluenza ci sono quelle del mercatino antiquario (oltre ai giorni di paga e pensione), e mette addosso un pesante fardello di tristezza la consuetudine di regalare “gratta e vinci” per Natale. L’intenzione sarà pure buona, il desiderio di offrire uno spicchio di fortuna, ma l’esito è maldestro: c’è qualcosa di più impersonale di una lotteria istantanea? Senza contare l’involontaria apologia dell’azzardo, della sfida alla sorte. Alimentata anche dai nonni che mandano i nipotini a comprare i “gratta e vinci” come ricompensa, infrangendo la legge che ne vieta la vendita ai minorenni e mortificando il rito del “comprati quello che vuoi”, della banconota ripiegata con cura e infilata nel palmo della mano. Paghetta addio.

Da brividi il dato sui biglietti venduti in un giorno: almeno 100 “gratta e vinci” secondo la maggioranza degli esercenti. Più di 1.000 a settimana. E quando capita di vincere si reinveste subito la somma nell’acquisto di altri biglietti. E quando capita di perdere – quasi sempre, avverte il calcolo delle probabilità – ci si ostina a grattare, grattare, grattare. Il circolo è vizioso da qualsiasi parte lo si prenda. Che poi, a prestare ascolto all’80% degli esercenti, ogni slot frutta meno di mille euro al mese. Domanda: ne vale la pena?

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