Ecco il cardiochirurgo in rosa: «Così ho vinto la sfida»

A 34 anni Annalisa Moggi è uno dei pochi specialisti donna in Italia a operare al cuore. «All’inizio tutti mi dicevano di mollare, ma ho tenuto duro e ce l’ho fatta»

MANTOVA. Bisturi, cuore e camice rosa. Un’associazione rara, anzi rarissima negli ospedali pubblici italiani.

Le donne cardiochirurgo che ogni giorno entrano in sala operatoria ruotano intorno al 7% dei maschi che svolgono la stessa professione medica: in totale poco più di una cinquantina. E chi ce l’ha fatta non può certo dire che sia stato facile.

Una di queste, tra le più giovani, opera nella Cardiochirurgia del Carlo Poma diretta dal primario Manfredo Rambaldini. Annalisa Moggi, 34 anni, di Pizzighettone, studi universitari e specializzazione all’università di Brescia, ha già accumulato al suo attivo circa 600 interventi in sala operatoria come aiuto e una decina come primo operatore.

In reparto la componente maschile composta dagli altri sei cardiochirurghi uomini non nasconde di coccolarla, anche se lei è perentoria: «Voglio essere trattata come tutti gli altri, senza differenze».

Al Poma ormai tutti la chiamano la “donna di cuori” e lo stesso primario Rambaldini conferma la sua indole: «Se devono essere sincero non vedo alcuna differenza rispetto agli uomini per quanto riguarda impegno, competenza, dedizione e resistenza fisica. Il nostro, si sa, è un lavoro duro soprattutto per orari e urgenze. Non esiste sabato o domenica e a molte donne che ambiscono ad intraprendere questa specialità il più delle volte durante il percorso di formazione viene sconsigliato di proseguire».

Non lei, non Annalisa Moggi, che a dispetto del suo viso dolce e rassicurante, ha tenuto duro, nonostante tutti i “corvi” maschi che le dicevano di mollare.

«Fin da piccola – racconta – sognavo di fare il medico e ho sempre avuto il pallino del cuore, l’organo secondo me più pulito e più nobile. Durante gli studi mi dicevano che questa specialità per una donna è troppo difficile. In quei momenti avevo sempre solo un’immagine davanti agli occhi: io che sto operando un cuore fermo e che ad un certo punto si rimette a battere, straordinario».

C’è poi il ricordo del primo intervento come primo operatore: paziente 70enne, sostituzione di valvola aortica.

«Pensavo fosse una giornata come le altre, con me in sala operatoria a fare da supporto ai medici più esperti. Il primario non mi aveva detto nulla il giorno prima, ma arrivata in sala mi fa cenno di iniziare. Poi via via mi dice di andare avanti un altro pezzettino, poi ancora un altro, fino alla fine. Una bella tecnica, devo ammetterlo, per non caricarmi di stress dal giorno prima e di questo devono ringraziare il primario e tutto lo staff del reparto».

In Italia i cardiochirurghi (uomini e donne) sono in totale 700. Novanta i reparti di Cardiochirurgia e solo due, e solo nel privato, hanno un primario cardiochirurgo donna.

La dottoressa Annalisa Moggi non nasconde che la professione che ha scelto le porta via la quasi totalità della giornata. Nelle poche ore libere ama cucinare e nuotare in piscina. E nei giorni di meritata vacanza si rifugia al mare.

«I tanti sacrifici vengono ripagati dalle soddisfazioni. Sono felicissima della scelta che ho fatto e contenta di non aver ascoltato tutti quelli, i maschi, che seppure in buona fede tentavano di scoraggiarmi».

Il reparto di Cardiochirurgia del Carlo Poma con più di 500 interventi all’anno è tra le prime tre strutture pubbliche per numero di operazioni sugli adulti.

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