Precariato, volano i voucher lavoro: in 4 anni +510%

La crescita dei voucher lavoro negli ultimi 4 anni

I buoni per le prestazioni accessorie sono passati da 201mila a 1,2 milioni: la Cgil promuove il referendum abrogativo

MANTOVA. Paradossi della legge (e di chi l’applica). Dovevano trainare l’emersione del lavoro nero - zero tutele, niente contributi e se ti fai male ti arrangi – ma hanno sprofondato molti lavoratori in un orizzonte di precarietà sempre più estrema. Così i voucher, i buoni lavoro per pagare le prestazioni accessorie, un singhiozzo infinito a scandire un rapporto perverso.

Altra eredità balorda (per l’uso che ne viene fatto) della riforma Fornero, che quattro anni fa allentò vincoli e maglie. L’esito è nei numeri, nella vertiginosa progressione che disegnano: nel 2012 in provincia di Mantova ne erano stati acquistati 201.393, nel 2015 la cifra è balzata oltre quota 1,2 milioni. Con un aumento incredibile del 510%. Ma anche solo concentrandosi sugli ultimi due anni, dal 2014 (742.478) al 2015 il balzo dei voucher è stato del 60%. Elaborazione e analisi sono della Cgil, che a livello nazionale ha proposto un referendum abrogativo (8.500 le firme raccolte a Mantova).

Alla fine al lavoratore restano in tasca 7,50 euro per un’ora di prestazione, e con i voucher sono pure garantite la copertura previdenziale e quella assicurativa. Peccato che spesso i datori usino i buoni lavoro per dare un’infarinatura di legalità al rapporto, anche se poi la fetta più grossa della retribuzione continuano a pagarla in nero, sottobanco. Della serie, lavori tre, quattro ore e te ne pago pulita, alla luce del sole, soltanto una. Peccato che spesso, in caso d’infortunio, la data di attivazione del voucher coincida con il giorno dell’incidente. Chissà com’è.

«Ricordiamo che i voucher erano stati inventati per far emergere il lavoro cosiddetto “accessorio” pagato in nero, che invece nella realtà di questi anni si è esteso talmente tanto da rendere accessorio il lavoro regolare e contrattualizzato» osserva il segretario provinciale della Cgil, Massimo Marchini. Il caso più clamoroso, segnala il sindacato, è quello in cui il datore assegna ai lavoratori a singhiozzo le stesse mansioni dei dipendenti stabili. Com’era già accaduto con i co.co.co, solo che adesso è pure peggio. Altro dato inquietante, il 50,7% dei voucher utilizzati nella nostra provincia non è riconducibile a un settore definito (vedi alla voce “attività non classificate”). «Ciò non fa che aumentare le prove di illegittimità e irregolarità – commenta Marchini – I voucher appartengono a un modello che destruttura il lavoro. Stiamo parlando di zero tutele e di una condizione di ultra-precarietà che non prevede l’instaurazione del rapporto di lavoro». Ultra-precarietà significa che, comunque, il lavoratore accessorio non matura ferie né tredicesima e se si ammala non prende soldi.

«In questi anni si è risposto alla terribile crisi che ha investito il Paese con leggi che hanno ridotto e cancellato i diritti alle persone che lavorano – denuncia, amaro, il segretario della Cgil – leggi funzionali alla ricetta economica secondo la quale per sostenere la ripresa bisogna ridimensionare e comprimere le tutele del lavoro e le retribuzioni. Questa ricetta economica si è dimostrata fallimentare e senza prospettive». Come rimettere in equilibrio mercato e diritti, sgombrando il campo una volta per tutte dall’alibi della crisi? La risposta del sindacato si chiama Carta dei diritti universali, una proposta di legge d’iniziativa popolare.

«Con la Carta vogliamo garantire i diritti fondamentali a ognuno, indipendentemente dal lavoro che svolge, e ai giovani un futuro di lavoro, anziché la realtà odierna fatta di precarietà e disoccupazione – spiega Marchini – È con questo spirito che continuiamo a raccogliere le firme a sostegno della Carta, lo faremo nelle feste, nelle tante piazze e nei luoghi di lavoro per tutta l’estate fino a fine settembre. Ed è per questo che invitiamo tutti, iscritti e non, a sottoscrivere la proposta di legge».

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