"Io, maltrattata e offesa: ora difendo il mio bambino"

La storia di Silvia: dall’infatuazione alla denuncia, un anno da incubo. «Mi ha tradito l’istinto da crocerossina, volevo guarire la sua aggressività»

MANTOVA. A fregarla è stato il suo «istinto da crocerossina», l’ostinata convinzione di poterlo cambiare, di riuscire a rovesciarne l’aggressività in dolcezza. Di guarirne le ferite. E invece. È finita che lui l’ha trascinata a fondo, in una spirale di violenze e minacce. Un anno dopo, a Silvia rimangono soltanto i cocci del rapporto: la paura, la denuncia ai carabinieri, l’incarico all’avvocato.

E poi c’è il bimbo che le scalcia in pancia e lei vuole proteggere da quel padre sbagliato. E poi c’è l’appello dignitoso perché qualcuno le offra un impiego vero, spezzando la lunga catena di lavori a singhiozzo, precari e intermittenti. Silvia è un nome di fantasia, a tutela delle persone coinvolte e in attesa che la giustizia scriva la sua verità processuale, ma il nodo di sentimenti che la donna racconta suona autentico. Come sincera è la vergogna che le pesa addosso. È lei stessa a tracciare la parabola di emozioni che hanno scandito la sua storia con Fabio (altro nome di fantasia): compassione, paura, odio, ribrezzo. «Mi vergogno di essere stata con lui» ripete Silvia, che per sé non pretende pietà ma ascolto. Il suo racconto è un lungo sfogo che ha la forza di un monito. Non fate come me, ribellatevi prima che l’istinto da crocerossina si chiuda attorno ai vostri polsi.

E allora eccola la sua versione della storia, sfocata nei dettagli, sempre a tutela della riservatezza, ma nitida nel grumo di violenze attorno a cui si avvita. Trentacinque anni lei, una cinquantina lui, Silvia e Fabio s’incontrano per una piega del destino, per l’intervento di una conoscente comune. Silvia si trova nel posto giusto al momento sbagliato. Con Fabio condivide la passione creativa e quando lui le offre un lavoro per l’estate, lei accetta e parte per l’isola (una delle tante che sfarinano il profilo dello Stivale). Fabio è un tipo esuberante e quando, per un’altra curva del destino, Silvia è costretta a trovarsi una sistemazione alternativa, accetta anche di dividere con lui la casa in affitto. E presto la curiosità reciproca s’accende in infatuazione. Dura poco, e la caduta da tre metri (sopra il cielo) è brusca.

Scarpe rosse simbolo dei femminicidi durante una manifestazione contro la violenza sulle donne

«Ha cominciato ad alzare le mani dopo due settimane – ricorda lei – La miccia era sempre la stessa, la gelosia. A fregarmi è stato il mio istinto da crocerossina, e poi lo stimavo professionalmente. Ma presto ho cominciato ad avere paura, beveva tanto ed era sempre più aggressivo, mi spingeva e mi urlava in faccia offese irripetibili. Non avevo più soldi, ed è capitato che lui mi chiudesse fuori in terrazza. È arrivato anche a farmi sparire l’automobile, per impedirmi di partire. Non mi mollava un istante, mi stava appiccicato e controllava il cellulare». Silvia vive da reclusa e Fabio minaccia di far male anche ai cagnolini da cui lei non si separa mai. L’istinto da crocerossina evapora per cedere il posto alla strategia di sopravvivenza: Silvia asseconda Fabio in tutto e per tutto, finge di star bene in sua compagnia e recita la parte dell’innamorata. In autunno s’imbarcano insieme per tornare a Mantova: lontana dall’isola e di nuovo nel proprio ambiente, la donna confida di riuscire a riconquistare la propria autonomia.

«A Mantova va ancora peggio – riprende Silvia, passando al tempo presente – lui non alza più le mani ma urla come un pazzo. E beve. All’inizio sono costretta a ospitarlo a casa mia, ma dopo un po’ gli dico che deve cercarsi una sistemazione, che dopo la convivenza forzata dell’estate ho bisogno dei miei spazi». Inizia così il giro delle agenzia immobiliari, alla ricerca di un appartamento per Fabio. L’uomo, però, ha altri progetti ad affollargli la testa e mette Silvia di fronte all’evidenza di un contratto d’affitto per un locale commerciale. La coinvolge in un’attività da gestire insieme e anche questa volta Silvia, che continua a stimare Fabio per la sua creatività, acconsente.

L’episodio che le apre definitivamente gli occhi accade in coda all’inaugurazione, quando Fabio si ubriaca senza freni: «A quel punto ho capito che non c’era nulla che potesse renderlo davvero felice». Si spezza così anche l’ultimo filo che la tiene annodata a lui, alla sua personalità sfaccettata, rozzo e brillante, irrequieto e bugiardo. Allontanarsene, però, non è facile. Fabio dorme in negozio, su un materasso buttato per terra, ma torna spesso a mendicare una doccia o un pasto caldo. E Silvia gli apre sempre. Di malavoglia, esausta e combattuta, ma apre. È la crocerossina che rialza la testa. In primavera lei trova finalmente la forza di sfilarsi dall’attività commerciale, che ha intaccato il suo fondo per i tempi duri, e scopre di essere incinta.

Il bambino complica le cose ma è anche la molla che la spinge a lasciarsi Fabio dietro le spalle: la sua minaccia di portarle via il figlio e farla internare scatena una reazione uguale e contraria. Silvia può convivere con l’idea che lui le faccia del male, ma il solo pensiero che tocchi il bambino la infiamma, l’accende di rabbia e paura. Con l’aiuto della sua famiglia, cancella le tracce di Fabio dalla sua casa e gli recapita le sue cose in negozio. Poi bussa alla caserma dei carabinieri e per otto, interminabili ore mette in fila tutto ciò che le è capitato, illusioni, violenze, urla e minacce. Con la denuncia in mano (per maltrattamenti e diffamazione), Silvia si presenta a un Centro antiviolenza che la indirizza da un avvocato. Intanto l’ex compagno non si rassegna, tormenta la famiglia e gli amici con telefonate e messaggi, vuole farle terra bruciata attorno.

«Come sto? Sono turbata, ho paura che possa fare qualcosa al bambino» ripete Silvia, rimproverandosi di non aver denunciato subito il suo ex partner tormentato. Ha paura, Silvia, ma la sorregge il suo istinto di mamma: per sé e per il suo bimbo vorrebbe una lavoro vero, lei che il conforto di un contratto a tempo indeterminato non l’ha mai conosciuto.

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