L’Arci Fuzzy saluta. Chiude la sede ma l’attività continua

La sede di Arci Fuzzy

Domani sera l’ultima festa del circolo di Valletta Valsecchi. Affitto troppo caro: «Ma useremo Hub e centro sociale»

MANTOVA. La festa di domani sera all’Arci Fuzzy di via Goldoni (inizio alle 19) avrà un sapore particolare. Perché è una festa per salutare il circolo, che chiude dopo sette anni la sua splendida avventura in Valletta Valsecchi. Un’avventura portata avanti dai volontari ma anche dall’intero quartiere, che ha contribuito ad organizzare tutte le iniziative servite a recuperare il senso della comunità.

Questo è stato il circolo: un diffusore di energia positiva e coesione. Proprio con questa missione, del resto, era stato avviato nell’ambito del progetto “L’arco e le pietre”.

E se la sede del circolo chiude i battenti, questo non significa che le attività seguano lo stesso destino. Anzi. Il Fuzzy organizzerà eventi in altri circoli Arci della città e manterrà salda la coesione della rete di cittadini che ha contribuito a formare.

Così quello che succedeva in via Ariosto succederà, in futuro, all’Hub di via Volta (dove ha sede Segni d’infanzia) oppure nel vicino centro sociale. Insomma, il Fuzzy sarà un circolo diffuso, senza infrastrutture (e quindi senza costi fissi) che continuerà a lavorare per il quartiere.

A spiegare le ragioni della svolta è Antonia Araldi, una delle anime più importanti del circolo. «Il problema sono proprio i costi fissi. Tra una cosa e l’altra servono circa 1.200 euro al mese tra affitto e spese. E quando a lavorare sono solo volontari, che quindi non prendono uno stipendio, l’impresa diventa molto complessa. Ma non è solo questo. La maggior fonte di entrate, per noi, era costituita dalle serate musicali, dai concerti. Purtroppo però non potremmo più fare musica dal vivo nella nostra sede: il condominio ce lo ha vietato perché non sopporta la musica dal vivo e ci imporrebbe orari improponibili».

Per mantenere il presidio fisico in Valletta basterebbe una sede di proprietà comunale. Ma l’amministrazione non ha spazi di proprietà nel quartiere e, dunque, il Fuzzy dovrebbe comunque raffrontarsi con un affitto a prezzi di mercato nonostante la funzione sociale svolta.

«Il dispiacere è tanto - spiega ancora Araldi - perché la nostra sede era diventata un punto di incontro non solo per i giovani, ma anche per tanti anziani soli che venivano ai nostri corsi e facevano amicizia. Il circolo era anche frequentato dai senzatetto che passano le notti al dormitorio pubblico: da noi trovavano qualcuno con cui parlare e potevano avere un accesso gratis a Internet». Il centro sociale e l’hub saranno un’alternativa, ma ci vorrà tempo per redistribuire le attività anche per evitare contrasti. (e.c.)

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