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Allerta lsd bovina: in quarantena i capi dall’Est Europa

È scattata in tutta Europa l'allerta contro la Lumpy Skin Disease (Lsd), la malattia infettiva bovina con focolaio nella zona dei Balcani

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MANTOVA. È scattata in tutta Europa l'allerta contro la Lumpy Skin Disease (Lsd), la malattia infettiva bovina con focolaio nella zona dei Balcani. I paesi in restrizione e con esportazioni bloccate sono Bulgaria, Grecia, Macedonia, Kossovo, Serbia, Montenegro e Albania ma vengono monitorati anche i paesi vicini come Romania, Ungheria, Slovenia e Croazia che ancora possono esportare i loro capi, alcuni dei quali nella nostra provincia.

I dati forniti dall'Istituto zooprofilattico di Teramo mostrano che, su 89mila bovini entrati dall'estero nel 2015, poco più dell'1% (917 in totale) sono arrivati da Slovenia, Romania e Ungheria, tre dei paesi a rischio infezione. Lo scorso anno dall'Ungheria sono arrivati a Mantova 454 capi, mentre da Romania e Slovenia 275 e 188. Nei primi sei mesi di quest'anno invece sono arrivati 295 capi dai tre paesi a rischio, dei quali 134 dalla Slovenia, 114 dall'Ungheria e 47 dalla Romania.

I Ministeri della salute e delle politiche agricole, a seguito di una riunione convocata d'urgenza nei giorni scorsi, d'accordo con le associazioni di categoria hanno previsto un periodo di quarantena, della durata provvisoria di due o tre mesi, per i capi provenienti dai paesi limitrofi a quelli infetti. La quarantena, per gli animali da vita, sarà di sette giorni (con esame Prc al primo e al settimo giorno di entrata in allevamento) o di 28 giorni (con esame Prc finale).

In tale periodo dovranno essere rispettate tutte le precauzioni per la biosicurezza e saranno vietate le movimentazioni degli animali dall'azienda. Per gli animali da macello invece il Ministero ha proposto una macellazione d'urgenza entro le 24 ore e l'utilizzo di prodotti insetto-repellenti: «Una misura necessaria - ha detto il presidente di Confagricoltura Mantova Matteo Lasagna - per evitare che il virus si diffonda anche nel nostro territorio. Preserviamo i nostri animali e teniamo a ricordare che studi scientifici hanno dimostrato come la malattia non sia pericolosa per l'uomo».

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