Quasi pronto il museo sulla Mantua romana: l'Archeologico si rifà il look

Da piazza Sordello il nuovo ingresso. Allestimento a tempo di record e con forti risparmi sui costi. Un intervento atteso da 30 anni, il materiale era nei depositi. A fianco ci sono gli Amanti di Valdaro

MANTOVA. Mantua, vale a dire la nostra città in epoca romana, tra meno di un mese avrà un museo che la racconterà, mostrando al pubblico i principali ritrovamenti, frutto degli scavi effettuati nei secoli nella nostra provincia. È infatti quasi pronto il nuovo allestimento del Museo Archeologico Nazionale ospitato dall’ex Mercato dei Bozzoli. Un intervento atteso da trent’anni e che ha ricevuto negli ultimi mesi una spinta eccezionale. Merito forse della nuova organizzazione del ministero, certamente delle persone che hanno lavorato al progetto.

Dalla fine del 2015, il direttore del Polo museale della Lombardia è diventato Stefano L’Occaso, mentre a dirigere il Museo Archeologico è arrivata Nicoletta Giordani. È stato ripreso in mano il progetto di sistemazione della struttura, che si sviluppa su tre piani, ma che attualmente si sviluppa solo in una parte ristretta del piano terra, dove sono esposti gli Amanti di Valdaro. Eppure, nonostante l’eco mediatica registrata a suo tempo dai due scheletri abbracciati, il 2015 ha visto staccare solo 3.600 biglietti. Il materiale per riempire tutti i piani di certo non manca, ma è stoccato nei depositi di Palazzo Ducale e della Sovrintendenza. Adesso una parte di quel materiale diventa fruibile, premessa per un rilancio in grande stile dell’Archeologico.

Eppure, fino a maggio non era nemmeno stata avanzata richiesta al ministero per procedere con i lavori. «L’abbiamo inoltrata proprio in maggio» racconta L’Occaso, maglietta corta e scarpe da lavoro. E il motivo è evidente: il direttore dei musei lombardi si è impegnato anche manualmente per poter coronare il progetto. «In 15 giorni, grazie alla Coprat e alla Cerri associati di Milano abbiamo visto realizzato il progetto esecutivo - aggiunge il direttore -, con la direzione dei lavori degli architetti Paolo Tacci, Samantha Olocotino, Francesca Rapisarda e Alessandro Colombo. Ai primi di giugno è uscito il bando con procedura d’urgenza, a metà giugno sono stati assegnati i lavori alla Plotini, la ditta che già aveva realizzato con nostra soddisfazione la teca degli Amanti. E ha consegnato i lavori in anticipo».

E non solo in anticipo, ma anche facendo risparmiare. Il progetto approntato nel 2009 prevedeva una spesa di 950mila euro, quello in via di completamento aveva un preventivo di 408mila, Iva inclusa. «Ma probabilmente riusciremo a spendere ancora di meno» afferma L’Occaso. Anche perché lui stesso («assieme al mio geometra» racconta) noleggiando un muletto ha realizzato con 1.500 euro lavori che potevano costarne 16mila. I tempi di realizzazione del progetto - che ha la direzione scientifica della direttrice Giordani assieme a Elena Maria Menotti, che l’ha preceduta nell’incarico -, sono stati accelerati anche per le autorizzazioni per restauri e spostamenti ottenute in tempi record da parte di Comune di Mantova, Sovrintendenza e Palazzo Ducale. Il museo ora è ancora un cantiere, ma già si vede come diventerà. Sono al lavoro 4 ditte: Arkè, Marchetti e Fontanini, Maria Giovanna Romano e Ambra Co Re. Al centro del salone, un tratto di strada romana, un basolato che rappresenta una parte del cardo, presumibilmente ubicato nell’area di piazza Sordello. E poi mosaici, anfore, marmi...

«I lavori di allestimento sono praticamente conclusi - ricorda L’Occaso -, ora mancano la campagna fotografica, la realizzazione delle guide, le didascalie... Contiamo di incrementare il numero di visitatori: grazie alla bravura delle quattro addette, Provvidenza Giuffrè, Rosa Messana, Silvana Saggese e Brunella Malaguti, possiamo farcela».

Ma non finisce qui: ci sono altri due piani da allestire. «Cercheremo di prepararne uno all’anno - conclude il direttore -: nel 2017 il primo piano, dalla preistoria alla romanizzazione; nel 2018 il secondo, dalla romanizzazione al Rinascimento. Nel 2018 scadrà il mio mandato, conto di lasciare il lavoro terminato».

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