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Festivaletteratura, l'anteprima: il ritorno di Foer è già un successo

L’autore di “Eccomi” sabato pomeriggio in piazza Castello. Per la critica è un capolavoro, undici anni dopo l’ultimo romanzo

Tina Guiducci
2 minuti di lettura

MANTOVA. Il Festivaletteratura numero venti affida sabato 3 settembre alle 18 l’anteprima in piazza Castello a Jonathan Safran Foer, che ha scelto l’Italia per l’anteprima di “Eccomi” il suo quarto libro, mirabilmente tradotto da Irene Abigail Piccinini, uscito lo scorso 29 agosto, dopo undici anni dall’ultimo romanzo.

L’autore di “Ogni cosa è illuminata”, che aveva stregato mezzo mondo con quell’esordio sfolgorante, ama l’Italia ed è grato al suo editore Guanda che è stato il primo fuori dagli Usa a credere in lui. In questo tour italiano che l’ha portato giovedì 1 sera al teatro Franco Parenti di Milano, tutto esaurito per l’occasione, Foer è stato accompagnato da una critica entusiasta, da un dibattito sui social animato dall’attesa e rinvigorito dalla certezza, appena uscito il libro, che si tratta davvero di un capolavoro denso e dalle molte chiavi.

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La storia si svolge in sole quattro settimane e inizia con un incidente scolastico che ha per protagonista Sam, il figlio più grande di Jacob e Julia Bloch, coppia di professionisti americani sulla quarantina. Pare abbia scritto espressioni razziste su un foglio e il suo insegnante esige delle scuse. Jacob crede all’insegnate, Julia al figlio che dichiara la sua innocenza.

In questa crepa fiorisce la trama di un matrimonio durato quindici anni che mostra segni di consunzione, di una famiglia ebrea le cui radici sono ancora salde nel padre di Jacob, Irv, un attivista di destra che tiene una controversa rubrica radiofonica, e nel suo nonno Isaac, immigrato e scampato all’Olocausto che sta per morire.

I Bloch hanno tre figli, tutti brillanti, intelligenti e con un originale punto di osservazione sulla vita: i dialoghi di casa Bloch sono il sale di questo romanzo, quasi un omaggio all’origine ebraica dei personaggi e alla loro religione centrata sulla parola e la sua discussione infinita.

I confronti più accesi e dolorosi tra Jacob, marito infedele forse solo a parole e Julia che non riesce ad arrestare il senso di sconfitta per un matrimonio che ha sbiadito la passione e la poesia, lasciano sgomenti il lettore per la capacità che ha Foer di costruire, battuta dopo battuta, i personaggi, le loro paure, le loro piccolezze, le loro segrete disperazioni.

Julia e Jacob li conosciamo soprattutto attraverso quello che si dicono, si rinfacciano, si confidano, si gridano addosso. “Eccomi”, l’invocazione e allo stesso tempo la risposta di Abramo a Dio contiene una delle chiavi del libro: la disponibilità ad esserci per qualcuno, al punto che questa resa, questa presenza assoluta connota l’esistere di una persona. Jacob la incarna: un padre per i figli, un figlio per suo padre, un marito per sua moglie, un amico per i suoi amici, ma chi era per sé? Esserci per l’altro: su questa intenzione si è fondato il matrimonio dei Bloch, la vita stessa di Jacob, la sua arrendevolezza verso le sue ambizioni di scrittore, di amante, di bravo cittadino. Nel mondo, conclude Foer attraverso Jacob, “ci sono gli allenamenti di calcio e la logopedista e la spesa da fare e i compiti e mantenere un livello di pulizia accettabile in casa e i soldi e gli umori e la fatica e poi siamo solo esseri umani” e vorremmo realizzare molte cose, essere molto ma “dovremmo, ma non possiamo”.

La famiglia Bloch sbroglierà la marachella di Sam, seppellirà il suo patriarca, assisterà a una catastrofe naturale in Israele che porterà a una guerra (Foer racconta magistralmente anche la storia che qui inventa ma che è tragicamente vicina all’attualità) e accompagnerà il matrimonio di Julia e Jacob verso un finale scontato. L’amore in questo romanzo ha il gusto amaro delle parole della mamma di Jacob che, per festeggiare gli sposi, dice convinta: “Non cercate e non aspettatevi miracoli. Non più. E non ci sono rimedi per le ferite che feriscono di più. C’è solo la medicina di credere nel dolore dell’altro e di esserci”. In un altro punto Jacob lamenta che nella loro famiglia c’è troppo amore per essere felici, troppa vigilanza, attenzione, cura per lasciare andare gioia e gioco, amore e basta. Chissà come Foer racconterà questo e molto altro al pubblico del Festival che, di certo, conoscendolo da vent’anni, in questi pochi giorni il libro, oltre 600 pagine, lo avrà letto e come.

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