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L’importanza di essere Charlotte. Applausi e segreti

Ovazione a Palazzo San Sebastiano per la Rampling. Dall’infanzia tormentata alla carriera: storia di una vita

di Maria Antonietta Filippini
2 minuti di lettura

MANTOVA. Gli anni passano, ma il fascino è intatto. Semmai Charlotte Rampling è ora più dolce ed empatica, ma lo sguardo magnetico e penetrante è ancora quello che colpì Luchino Visconti che la volle ne “La caduta degli dei”, o Liliana Cavani che la scelse per “Il portiere di notte”.

Un’ovazione ieri sera quando l’attrice inglese si è presentata nel cortile di Palazzo San Sebastiano. Riservatissima, ha deciso di raccontare la sua infanzia e giovinezza nel libro “Io Charlotte Rampling”, redatto insieme allo scrittore francese Christophe Bataille.

«È una persona squisita – ha spiegato –, è riuscito a non irritarmi, non è stato invadente. Senza di lui non sarei riuscita a scrivere una cosa breve, come volevo, è grazie alla sua grande sensibilità. Ci abbiamo messo otto anni. Lui diceva che intravedeva la scrittrice che c’era in me». Ci è riuscita, a finire il libro, spiega poi, quando suo figlio è andato in Argentina sulla tomba della sorella Sara, morta suicida. Dopo la tragedia il padre le chiese di andarsene, non lo avrebbe mai rivelato alla madre. «Io in Argentina non ci sono più tornata, non sono mai andata sulla tomba. Ricordo che Sara era fragile di salute, mia madre le pettinava a lungo i capelli. Aveva la pelle di porcellana».

[[(gele.Finegil.Image2014v1) Mantova]]

La madre. «Era come una farfalla, amava la bella gente, non si fermava mai a riflettere sulle cose». E Charlotte non poteva parlarle davvero. «Non sono mai riuscita ad arrivare alla sua essenza». Il padre, militare, era taciturno. E buttò via tutti i diari e le lettere che scriveva. «Ho saputo che scriveva diari solo quando per caso qualcuno che li aveva recuperati mi ha avvisato. Sono rimasta sconvolta. Quando ho chiesto perché lo aveva fatto, mio padre ha risposto: l’ho fatto e basta e ha urlato. Era un uomo buono, ma silenzioso e conservava i segreti». Anche la Rampling confessa di averlo fatto a lungo.

La interlocutrice le ricorda che disse: «A differenza di quello che ho fatto con il mio corpo, che ho messo più volte a nudo, sono una persona estremamente segreto». Cosa dice oggi? «Dipende da come ti metti a nudo, può essere una cosa estremamente segreta». Le piace dipingere? «Sì, ma mostri oscuri, spaventosi, faccio emergere questo lato». Cosa legge? «Non leggo i libri degli altri, ma potrei cominciare ora con la letteratura».

Poi le chiedono del suo rapporto con l’Italia. «Sono venuta in Italia la prima volta a 23 anni, ho lavorato con grandi registi, anche a Mantova. Ho capito cosa è la bellezza e ho capito che gli italiani non giudicano. Era importante per me che avevo avuto una infanzia così difficile, fredda». Quando l’incontro si conclude, tantissimi si accalcano al tavolo per vederla da vicino e salutarla. Si presenta a salutarla anche Melù. E Charlotte la riconosce, la sua controfigura in Yuppy Du.

 

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