«Avevo paura, li ho denunciati 14 volte»

l testimone: il geometra Matteo Franzoni (foto Saccani)

Mantova. Infiltrazioni della ’ndrangheta, riparte il processo Pesci. Il geometra ex socio di Muto accusa ricatti e prepotenze

MANTOVA. Formalmente risultava socio per un terzo dell’impresa di costruzioni Ecologia e Sviluppo srl. Allo stesso modo rivestiva la carica di direttore di cantiere nella costruzione di una villa a Campitello. Così come era incaricato di fare i conti di quanto dovuto all’impresa appaltatrice. Di fatto s’era accorto di non contare nulla: non aveva voce in capitolo nella scelta degli appalti, di fronte alle irregolarità riscontrate sul cantiere stentava a farsi ascoltare da muratori e artigiani, e gli imprenditori che avevano lavorato per la sua società pretendevano, e non certo con le buone, un fiume di soldi extra contratto.

Le quattordici denunce presentate a suo tempo ai carabinieri dal Matteo Franzoni, 43enne geometra di Levata, erano state suscitate dal vortice in cui si era sentito risucchiato dal momento in cui aveva accettato di entrare nella società di costruzioni assieme ad Antonio Muto e Giampaolo Stradiotto (anche quest’ultimo testimone per i pm). Il suo dito accusatore lunedì 12 settembre però si è piegato sotto il peso dell’esposizione al banco dei testimoni dove i pubblici ministeri Claudia Moregola e Paolo Savio sono stati costretti a incalzarlo per bypassare il suo racconto stentato, edulcorato e pieno di «non ricordo». Anche Gianfranco Villani, presidente della corte, si è visto costretto ad invitare il testimone a parlare. «Lei ha il dovere di dire la verità...» gli ha ricordato a più riprese.

Dopo le schermaglie tecniche tra difensori e pubblici ministeri riguardo all’ammissibilità di alcune trascrizioni di intercettazioni, è stata l’apparizione di Franzoni a dominare l’udienza del processo Pesci, ripreso ieri a Brescia dopo la pausa estiva. L’udienza sulle infiltrazioni della ’ndrangheta nel tessuto economico mantovano è arrivata al suo clou solo alle cinque del pomeriggio, quando sul banco dei testimoni si è seduto Franzoni. Cereo in volto, sudato e teso, ha riassunto la vicenda a partire da quando, nella primavera del 2011, ha accettato di entrare con un 33% nella società Ecologia e Sviluppo srl che faceva capo a Muto.

«Il primo lavoro è stato una villa bifamiliare a Campitello – ha raccontato – ho fatto il progetto e l’ho proposto alle ditte che avrebbero dovuto farci avere i preventivi». Ma nulla è andato come pensava. Al contrario, l’odore dei guai ha cominciato a insinuarsi sotto la porta del suo ufficio. A partire da quando ha sentito la battuta tra un impreditore edile e il suo socio Muto dire «è tornato Nicola, lo hanno liberato, bisogna mettersi a posto». Il Nicola in questione dovrebbe essere il boss cutrese Nicolino Grande Aracri.

Ma ad essere tirato in ballo dal testimone è soprattutto Antonio Rocca, 46enne imprenditore di Pietole, anche lui cutrese. «Lo conoscevo, gli avevo fatto dei progetti – ha spiegato – lavori per 20mila euro che non mi ha mai pagato. Comunque non abbiamo potuto scegliere a chi assegnare i lavori della villa. Un giorno è arrivato Rocca con un certo Saverio Manna e alla mia richiesta di preventivo Rocca ha risposto senza tanti giri di parole “Il lavoro è nostro, lo facciamo noi”. Poi ha preso i disegni e se n’è andato».

«Quando ho raccontato l’episodio a un amico – ha continuato Franzoni – lui mi ha detto di stare attento, che quelle persone erano a contatto con un esponente malavitoso... Di lì in poi mi sono sentito in pericolo. E quando mi sono rivolto a Muto spiegandogli l’accaduto lui mi ha detto di stare tranquillo, di fidarmi». In realtà quando s’è trattato di pagare a Rocca i lavori, 83mila euro residui – c’è scritto negli atti giudiziari – lui ha preteso 50mila euro in più. «Mi ha telefonato facendomi una sfuriata – ha detto tremebondo Franzoni – dicendo che dovevo andare in ufficio per definire la questione dei soldi, altrimenti buttava tutto all’aria e faceva un casino». La conclusione? «Ha preteso quattro assegni per 40mila euro e altri 10 s’è impegnato a darglieli Muto».

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