Spari all'ex dipendente, dopo due giorni è ai domiciliari

Il Gip di Brescia convalida l’arresto ma non è per tentato omicidio: lesioni gravi. L’imprenditore che ha ferito il suo ex dipendente: "Partito un colpo durante la lite"

GUIDIZZOLO. La procura di Brescia ha convalidato l’arresto di Massimo Capelli, il 42enne titolare e socio unico della lavanderia La Sirmionese, che martedì pomeriggio ha sparato, ferendolo, a un suo ex dipendente, per motivi economici.

L’ipotesi di reato formulata dal giudice per le indagini preliminari non è tentato omicidio, come sembrava in un primo momento, ma lesioni aggravate dall’uso dell’arma. Disposti gli arresti domiciliari e non il carcere. È stata dichiarata anche l’incompetenza del tribunale di Brescia a procedere (essendo il fatto successo a Guidizzolo), così gli atti ora passeranno a quello di Mantova.

Di fronte al giudice - spiega il legale di Capelli, l’avvocato Antonio Invidia di Peschiera sul Garda - l’indagato ha riconosciuto tutti i fatti successi, fatti maturati, a suo dire da un forte stato di esasperazione, dalla paura di perdere tutto quello aveva costruito in una vita di lavoro.

Capelli doveva pagare al suo ex dipendente, Simone Ferlenga, 38 anni, di Desenzano, circa ventimila euro di Tfr pregresso (che sarebbero aumentati del 50%, circa 28mila euro, per eventuali interessi).

Dopo svariate richieste, Ferlenga si è rivolto al giudice del lavoro. Vinta la causa, sono scattati i pignoramenti nei confronti dell’ex datore di lavoro; pignoramenti di somme da 30mila euro circa nei confronti di sette diversi creditori di Capelli, cioè tre istituti bancari e quattro clienti. Una somma complessiva che ha di fatto bloccato l’attività della lavanderia La Sirmionese.

Da qui la rabbia, la frustrazione e il tragico epilogo. Capelli - va avanti l’avvocato - ha spiegato al giudice per le indagini preliminari di Brescia di essere partito da Sirmione, diretto a Guidizzolo, alla Aqualis, dove lavora ora Ferlenga, con l’intenzione di avere un chiarimento. Ma di aver preso con sè la pistola, regolarmente denunciata, «perché non sapeva cosa si sarebbe dovuto aspettare e se Ferlenga fosse solo o no».

Ha raccontato che, una volta trovato l’ex dipendente solo in ufficio, è scoppiata una lite, che si sono picchiati reciprocamente. E infine che, durante la colluttazione, la Colt sarebbe caduta a terra.

Nel raccoglierla in mano, sarebbe partito il colpo che ha raggiunto Ferlenga a una gamba (ha 30 giorni di prognosi). L’ex dipendente ha detto invece che Capelli avrebbe tentato pure di colpirlo più volte alla testa con il calcio della pistola.

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