Vita da fuorisede "summer edition": Giulia e Salamanca, la città diventata casa

Il racconto di una studentessa mantovana che ha studiato in Spagna la scorsa estate completa il nostro percorso con gli studenti fuorisede dell'anno accademico 2015-16

SALAMANCA (Spagna). È la mia ultima settimana a Salamanca, una piccola città nel nord della Spagna.

Dopo quasi due mesi qui, mi sento quasi in dovere di ripercorrere tutti i luoghi e tutte le strade per quello che spero non sarà un addio, ma un arrivederci. Per tutto questo tempo, questa città è stata la mia casa, una casa immensa, che in un modo tutto suo è riuscita a farmi sentire la benvenuta, anche se in un altro paese, anche parlando un’altra lingua.

Sull’aereo che, all’inizio dell’estate mi ha portato in Spagna, ho provato le stesse emozioni di quando per la prima volta due anni fa ero sul treno che mi avrebbe portato a Trieste, all’università: emozionata, terrorizzata, completamente responsabile di me stessa. Ma questa volta, le emozioni erano moltiplicate, tanto quanto è moltiplicata la distanza che ho percorso.

E proprio come Trieste, Salamanca, con la sua cultura e la sua lingua, è diventata parte di me. Le strade e gli edifici in pietra. La cattedrale, la prima costruita in stile gotico, con il curioso astronauta, frutto di un recente restauro, che dalla facciata ricambia lo sguardo confuso dei turisti. La piccola rana che dalla porta dell’università promette fortuna per la carriera degli studenti che riescono a trovarla senza aiuto entro il primo anno di università.

La Plaza Mayor, con i ritratti degli antichi re si Spagna che osservano i turisti dalle pareti degli edifici che circondano la piazza. C’è un momento in quella piazza, in cui sembra di entrare in una dimensione alternativa, priva di spazio e priva di tempo: quando dopo cena, seduti a terra al centro della piazza, con un bicchiere di sangria tra le mani, si aspetta che sia abbastanza buio perché le luci si accendano e la musica tradizionale delle tunas inizi a diffondersi nell’aria.

Ho imparato ad amare la genuina, forse quasi infantile esclamazione di stupore che ogni sera, puntualmente, accompagna l’accensione delle luci.

Ho imparato ad apprezzare gli strani orari della Spagna, dove tutto inizia più tardi e finisce ancora più tardi e dove la festa, quella entusiasta e spensierata, inizia dopo le tre del mattino.

Ho imparato che in pochi giorni, o anche solo in poche ore, si possono stringere amicizie che speri possano durare tutta la vita.

Ho imparato ad apprezzare e ad amare ciò che non ha nulla a cha vedere con ciò che sono, o che credo di essere.

Ho imparato che una ente aperta e per quanto possibile priva di pregiudizi e stereotipi è quanto di più grande e importante ci possa essere

Ho imparato a non temere il confronto e che le amicizie possono resistere anche malgrado idee e convinzioni opposte.

Ho imparato che è vero che “il mondo è bello perché è vario”, perché la bellezza è nell’armonia che deriva dal contrasto.

Ho imparato che essere straniera e scoprire e amare nuova cultura e un nuovo modo di vivere è bello, è divertente, è importante.

Ho imparato che sarò straniera, sarò fuorisede, per tutta la vita, se non fisicamente, almeno con il pensiero, perché questa curiosità, questo entusiasmo verso ciò che è sconosciuto, farà sempre parte di me.

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