Castellaro, uno scudetto che sa di gloria

Storia di una realtà nata nel 1946 e punto di riferimento per tutta la comunità: «Tricolore unico, ma il futuro sono i Pulcini»

MONZAMBANO (Castellaro Lagusello). Bisogna inoltrarsi nelle colline Moreniche, punteggiate da lunghi filari di vite, per andare a scovare il borgo in cui si sta vivendo una delle più belle e longeve storie di sport della nostra provincia, arricchitasi domenica di una nuova pagina. Il terzo scudetto dell’Ennio Guerra Castellaro va ad aggiungersi agli altri due titoli nazionali e ai tanti allori rappresentati nello striscione appeso alla recinzione dello sferisterio. Poco sopra, nelle vecchie scuole, si trova la sede della società: uno scrigno di cui il presidente Arturo Danieli, da 35 anni sul ponte di comando, ci apre le porte accompagnato dallo storico dirigente Franco Facincani.

Scaffali su scaffali che sembrano cedere sotto il peso di oltre 180 trofei: dai più recenti e scintillanti, come la Coppa Italia 2016, ai più antichi e polverosi. Fino alle maestose Coppe europee del 1998 e 1999. Una storia così lunga è quasi impossibile raccontarla, se non per aneddoti. E con uno di questi si risale a quando Castellaro Lagusello ha iniziato, anche nei fatti, a far rima con tamburello. «La società è nata nel 1946 - spiega Danieli -, ma sono stati rinvenuti carteggi del 1856 in cui il parroco si lamentava col governatore austriaco del fatto che alcuni ragazzi giocavano a tamburello di fronte alla chiesa disturbando le funzioni. Gli austriaci risposero che era sempre meglio che si sfogassero così piuttosto che ubriacandosi nelle osterie».

Insomma un legame che parte da lontano e spiega perché l’Alto Mantovano, ricco di piccole frazioni come Castellaro, sia una delle patrie del tamburello nazionale. «Allora nei centri così piccoli non c’era la possibilità di giocare a calcio - aggiunge Facincani - i ragazzi del paese si costruivano il tamburello in pelle di cavallo e iniziavano a giocare. Vede questa squadra? - dice additando la Gazzetta di Mantova del 1956 celebrante la vittoria del primo scudetto - erano tutti signori di famiglie importanti di Castellaro. Non si andavano certo a cercare giocatori da fuori come ora». E non molti anni dopo, nel 1961, inizia l’avventura in società dell’attuale patron Arturo Danieli.

«Lavoravo per un’azienda di mezzi agricoli - ricorda -, un giorno ero ad un’esposizione nella Bergamasca e lessi che lì vicino, a Seriate, i locali affrontavano proprio il Castellaro. Lì conobbi Franco e l’attuale segretario Severo Andreoli: mi proposero di entrare nella dirigenza. Allora dirigente lo ero già, nel calcio, per la Trattori Landini Bergamo, che poi diventò Virescit ed iniziò una scalata verso grandi palcoscenici. Troppo grandi per me, decisi quindi di imbarcarmi nell’avventura Castellaro».

Da allora tanti fatti e persone da ricordare: la vittoria a Roma dei Giochi della Gioventù nei primi anni ’90 alla presenza dell’allora presidente Francesco Cossiga, lo sferisterio stracolmo nella finale scudetto del 1998 o i grandi nomi dello sport ospiti alle annuali feste della squadra come Sara Simeoni, Azeglio Vicini e Gigi Maifredi. «Vedete questa piccola coppa? - chiudono il racconto Danieli e Facincani - è una delle più importanti, l’ultima vinta dalla nostra squadra Pulcini: sono loro il nostro futuro». Da libro cuore, sempre su e giù dalle colline.

 

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