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No al pranzo della mensa scolastica: alunni con il panino comprato al bar

Alle medie Sacchi e Alberti una parte degli studenti preferisce portarsi il cibo. I presidi: «Lo chiedono i genitori». Il provveditore: così salta il progetto educativo

di Nicola Corradini
1 minuto di lettura

MANTOVA. «Il panino portato da casa al posto del pasto in mensa? Da noi lo fanno molti studenti da anni, senza aver atteso la sentenza di un giudice». Roberto Archi è dirigente della media a indirizzo musicale Alberti del comprensivo Levi. Nella scuola di piazza Seminario circa la metà degli studenti che deve rimanere a scuola a pranzare per poter frequentare le lezioni pomeridiane, preferisce mangiare cibo portato da casa o acquistato in un negozio prima di varcare il portone dell’istituto. La stessa cosa, anche se in proporzioni minori, accade in un’altra scuole media con rientri pomeridiani, la Sacchi di via Frattini.

Qui i ragazzi che non ricorrono al servizio mensa offerto dalla scuola sono 23. A chiedere l’autorizzazione ad avere un menu alternativo e, soprattutto, deciso in casa, sono stati gli stessi genitori. Il “servizio” è partito in modo sperimentale in settembre.

Questa libertà di scelta delle famiglie in materia di alimentazione scolastica, fatte salve esperienze consolidate come quella dell’Alberti, non era affatto scontata in passato (anche se di fatto non c’erano divieti). Basta pensare al clamore suscitato in settembre dalla sentenza di un giudice di Torino che ha ufficializzato il diritto dei ragazzi di portarsi il pasto da casa.

Sul tema è intervenuto anche il provveditore, Patrizia Graziani, che proprio in un’intervista alla Gazzetta di Mantova, non aveva nascosto di essere molto perplessa di fronte agli effetti che la sentenza è destinata ad avere. «Al mondo della scuola viene chiesto giustamente di intervenire in molti processi educativo, ad esempio in quello dell'alimentazione. Ma una sentenza può mettere in discussione un intero progetto di educazione alimentare ».

La dirigente della Sacchi (Comprensivo 2), Antonella Daoglio, spiega che «non ce la siamo sentita di negare questa possibilità ai genitori che avevano avanzato la proposta. Certo, dobbiamo impiegare un insegnante in più per la vigilanza, ma sono gli stessi alunni che curano la pulizia. Faremo un bliancio a dicembre».

Archi si stupisce dello stupore: «Da noi succede da anni, non lo consideriamo un problema». Perché rinunciarte al pasto della mensa? I motivi non sono economici: semplicemente i ragazzi non gradiscono il menu proposto. In Regione, su richiesta di M5S (tra i quali il mantovano Andrea Fiasconaro), verrà costituita una commissione che ufficializzerà questa possibilità stabilendo delle linee guida.

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