La protesta dei pazienti: «Oncologhe introvabili»

Le dottoresse accolte dai pazienti all'uscita dall'ospedale, dopo il reintegro al Poma

I malati: «Le due dottoresse in conflitto col primario confinate ai Poliambulatori». Il malumore circola da un mese: «Violato l’accordo sulla rotazione dei medici»

MANTOVA. «Quand’è che ci ridanno veramente le nostre dottoresse? Non era stato firmato un accordo davanti al giudice del lavoro che stabiliva il rientro in reparto a disposizione dei vecchi pazienti? E invece da circa un mese e mezzo facciamo sempre più fatica a farci visitare da loro perché le hanno confinate al Padiglione 5, quello dei Poliambulatori, e in reparto non le vediamo più».

Mario (nome di fantasia, ndr) ha una sessantina d’anni e un tumore che lo tormenta da tre anni, oggi giunto ad uno stadio avanzato.

Non è l’unico in queste ultime settimane a lamentare difficoltà nel ristabilire un contatto con le due dottoresse dell’Oncologia del Poma entrate in conflitto con il primario Maurizio Cantore attraverso un esposto inviato in procura in cui le due oncologhe hanno contestato le procedure terapeutiche adottate nel corso del 2014.

Trasferite ad altra sede dopo le prime contestazioni, le due dottoresse erano state reintegrate in seguito ad un accordo firmato davanti al giudice del Lavoro di Mantova.

Ma in questi giorni sono diversi i pazienti che hanno contattato la Gazzetta di Mantova per protestare contro quello che hanno definito un “dirottamento” delle due dottoresse al di fuori del reparto.

Mario è tra questi: «Ultimamente le cose vanno un po’ meglio, il tumore c’è sempre ma secondo l’ultima Tac ho avuto un lieve miglioramento. Il problema è che faccio fatica ad avere una continuità terapeutica con la mia dottoressa di riferimento. È una delle due, non metta il nome la prego, tanto nella stessa situazione mi risulta che ci sia anche l’altra. Quando andiamo in reparto prima di tutto questo polverone la trovavo sempre e potevano parlare con lei per definire la prosecuzione delle cure. Adesso è quasi impossibile perché è sempre ai Poliambulatori al padiglione 5 e quindi dobbiamo parlare con il medico che è presente in reparto in quel momento. Non che gli altri siano meno bravi, è che i pazienti oncologici, è risaputo, stabiliscono un forte rapporto di fiducia con il medico che li segue da tempo».

Il paziente richiama alla memoria quanto scritto nell’accordo di reintegro firmato davanti al giudice del lavoro il primo agosto: “Le dottoresse Adami e Pisanelli riconoscono il ruolo del direttore della struttura complessa e quindi il suo potere-dovere di stabilire la rotazione dei medici nell’ambito delle diverse attività svolte in reparto nel rispetto dei pari diritti di ciascun dipendente e delle rispettive professionalità...”.

A quel punto Mario fa una considerazione: «Nell’ultimo mese e mezzo il ripristino di quelle condizioni non è stato rispettato, almeno per quanto riguarda la rotazione del personale perché le due dottoresse sono praticamente sempre ai Poliambulatori e quindi lontano dal reparto».

Mario e i suoi famigliari sono tra le famiglie sentite dai Nas nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla procura dopo l’esposto inviato dalle due dottoresse alla magistratura in cui contestavano il calo di utilizzo dei farmaci ad alto costo.

«Di quella chiacchierata non dico nulla – sottolinea il paziente – perché sono rispettoso delle indagini in corso. Da parte mia posso solo ribadire che oggi avere un contatto costante con la dottoressa che finora mi ha curato con dedizione, professionalità e umanità è diventato più difficile rispetto a prima e questo non lo ritengo giusto».

La guida allo shopping del Gruppo Gedi